Non solo il fiscalismo statale vessava le finanze già ridottissime dei sardi, ma continue annate agrarie difficili a causa della siccità e l’atavica mancanza di lavoro dei primi anni del ‘900 gettarono le basi per un fenomeno che fino a quel momento era quasi completamente sconosciuto e che non conoscerà tregua fino ai giorni nostri: l’emigrazione. Come scrive Manlio Brigaglia, in Cronologia della Sardegna contemporanea, i quotidiani dell’epoca lanciarono l’allarme sul fenomeno che si stava estendendo in maniera esponenziale. Nei primi sei mesi del 1907 partirono 4325 persone, 2524 dalla provincia di Cagliari e 1801 da quella di Sassari. A settembre dello stesso anno mille minatori di Iglesias si preparavano a partire per sfuggire a una delle tante crisi del settore minerario. Un minatore in Sardegna percepiva mediamente da 1,25 a 1,70 lire al giorno, mentre in Corsica il salario giornaliero poteva arrivare alle 3 lire e mezzo e addirittura in America si diceva ci fossero società che pagavano anche 6 lire al giorno.

Non sempre questi viaggi portavano a un nuovo inizio, i sardi spesso impegnavano tutto ciò che gli restava per pagare la traversata, ma una volta giunti sul posto venivano truffati, a quel punto senza la sicurezza di un lavoro non potevano restare, le autorità locali li reimbarcavano a Marsiglia e da lì poi li riportavano in Sardegna a bordo di navi sulle quali non veniva fornito loro nemmeno cibo o acqua. Si parla di più di 110 anni fa, ovviamente le condizioni in cui i sardi si trasferiscono soprattutto all’estero sono cambiate.

Adesso non sono solo quelli meno istruiti che vanno via. Sempre più giovani con competenze e alta professionalità vanno all’estero per trovare lavoro in aziende o istituti che retribuiscono meglio e soprattutto secondo il merito, i giovani più preparati. Uno studio 2016 rivela che il fenomeno dell’emigrazione è diventato una vera e propria emorragia: in un anno la Sardegna ha perso oltre 5mila abitanti, sono emigrate una media di oltre 400 persone al mese, con il picco a dicembre del 2016, quando hanno lasciato l’Isola, per tornare chissà quando, 994 persone. E non sembra che questo fenomeno ormai centenario, accenni ad arrestarsi.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Il proprietario del Chelsea, Roman Abramovich, ha confermato che il club di Premier League è in vendita.

L’oligarca russo ha dichiarato che “tutti gli utili” della cessione, al netto dei costi, “verranno interamente devoluti ad una fondazione di cui beneficeranno le vittime della guerra in Ucraina. Ciò include la fornitura di fondi essenziali per i bisogni urgenti e immediati delle vittime, nonché il sostegno al lavoro di recupero a lungo termine”: lo ha annunciato con un comunicato stampa.

Sulla vendita del club londinese, Abramovich, che aveva acquistato il Chelsea nel 2003, ha affermato che “è nel miglior interesse del club la vendita”.

 

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Il padrone, per mettersi in salvo dalle bombe, ha cercato riparo nella metro di Kiev.

Ma non ha lasciato il suo amico a quattro zampe, decidendo di portarlo con sé.

La foto che li ritrae ha fatto già il giro del mondo, partendo dal profilo Instagram ucraine.ua, che giustamente commenta “Non si abbandonano mai i nostri amici”.

 

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

L’ Avis Comunale di Tortolì in collaborazione con il centro trasfusionale dell’ospedale di Lanusei ha organizzato una raccolta di sangue presso la sede Avis di Tortolì in via Temo giovedì 3 marzo dalle 8 alle 11.30.

Bisogna essere maggiorenni ed in buona salute.

Si consiglia di prenotarsi al 3701281311.

 

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Una leggenda di Sardegna, riportata da Mariano Cocco nel suo manualetto storiografico, racconta che Giove, il padre degli dei, fosse goloso dell’originalità della cucina nostrana.

Sembra infatti che, in occasione dei banchetti, inviasse il dio Nettuno negli stagni di Cabras e Santa Gilla per fare incetta di pesci, crostacei e molluschi.
Poi, a Diana, dea della caccia, il compito di catturare maialetti e agnelli nelle campagne sarde.
Per quanto riguarda i vini, invece, la scelta veniva affidata ovviamente al figlio Bacco, dio dell’ebbrezza e della sbornia.
Le tre divinità, inoltre, portavano con sé i più abili pescatori e pastori sardi, capaci di cucinare nel miglior modo possibile le leccornie sarde, grazie alla brace preparata dal dio Vulcano.
Ecco così che la coltre di nubi che avvolge la vetta dell’Olimpo, sede del pantheon greco-latino, altro non era che il fumo degli arrosti.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

C’era il tempo in cui la tradizione sarda attribuiva ai comuni mali origini di diverso tipo. Specie quando questi erano soliti colpire i bambini. Così, ecco che a uno dei fastidi più comuni che riguardava gli occhi dei piccini veniva dato un nome curioso e, soprattutto, veniva associato un rito di guarigione particolare.

Si tratta del male de “su prupu”, Il polpo marino che, quando si attacca con le sue ventose sulle mani o sulle braccia, lascia segni rossi per un po’ di tempo. Un arrossamento che spesse volte appariva negli occhi dei bambini, accompagnato da dolori e bruciori, causato da un’infezione o un’infiammazione di varia origine.

Secondo la tradizione sarda e la fede popolare, come riportato anche da Efisio Sanna, il compito di guaritore veniva dato a un pescatore o in generale a chi aveva attraversato il mare.

Seguendo precise formule e riti di preghiera, rivolti prevalentemente alla patrona degli occhi Santa Lucia, il bimbo veniva così curato.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

E’ stato un luogo di ritrovo importante per molte generazioni di arbataxini e dalla sua fondazione nel 1964 fino all’inaugurazione della più maestosa chiesa di San Giorgio avvenuta nel 1995,  la piccola chiesetta in legno dalle indimenticabili finestrelle verdi ha ospitato prime comunioni, eventi ricreativi, manifestazioni dedicate ai piccoli abitanti del rione e perfino qualche matrimonio.

In quegli anni la Cartiera stava portando ad Arbatax decine di nuovi nuclei familiari che si stabilivano nelle casette bianche del nuovo quartiere. I bambini, come racconta la signora Rosanna che quegli anni li ha vissuti e ha contribuito perché la struttura fosse sempre ordinata, ben organizzata e accogliente, erano tantissimi, giocavano per le strade, animavano le vie del Villaggio.

Serviva un posto che gli permettesse di andare alla messa senza percorrere chilometri. Da lì l’idea della Signora Taccus di richiedere lo spazio in legno e muratura.

Il primo a celebrare la messa fu il compianto Don Mereu, ma sono stati tanti i sacerdoti che si sono susseguiti negli anni. Forse in tanti ricorderanno ancora oggi Padre Marco e Padre Mariano.

E per i residenti di oggi  e di allora indimenticabili rimangono le sensazioni: il catechismo nella casetta, la sagrestia nella casetta in muratura a fianco (che non era altro che una casetta dei telefoni), i giochi sul retro (ormai arrugginiti), le semplicissime panchette in legno, l’altare sempre ben addobbato e la dolce luce che entrava dalle finestrelle.

Dopo la messa, tutti a giocare e perché no, a curiosare tra i giornali esposti all’edicola di Signor Lino, anche lui protagonista indimenticabile di un passato semplice, ma ricco di emozioni indelebili.

 

 

 

 

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Tantissima apprensione e paura tra i fedeli della comunità ortodossa cagliaritana, riunita alla chiesa della Speranza. Oggi una messa importante in un giovedì di bombe e angoscia, in questa guerra traRussia e Ucraina.

“Mia moglie e mio figlio sono in Ucraina. Dovevo andare da loro, ma il volo è stato annullato. Ho tanta paura”, le parole di padre Nikolayy Volsky, tra i tanti originari dell’est Europa presenti a Cagliari, con il cuore pieno di terrore per i propri cari.

E gli ortodossi si preparano a entrare nei giorni di quaresima. “A messa c’erano ucraini e russi, in preghiera. Tutti uniti in nome di Dio”.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Deprecabile atto vandalico nelle campagne di Ussassai, dove sono stati imbrattati alberi e rocce con una bomboletta di vernice spray. Da quanto si apprende il motivo di questo ignobile gesto, sarebbe stato quello di segnalare un sentiero di trekking.

Il fatto è avvenuto nella località ‘Perda morta’, nei pressi della suggestiva ‘Piscina de s’ogliu ermanu’, probabilmente meta finale dagli autori dell’insudiciamento del percorso naturalistico.

A denunciare questa vicenda è stata l’associazione Ussassai Experience, che ha fatto della natura, sport ed ecosostenibilità la propria bandiera.

Scrivono i rappresentanti del sodalizio ogliastrino nei social: “Nonostante avessimo già reso pubbliche le gesta, poco eroiche, di alcune pseudo guide che si erano divertite ad imbrattare piante e rocce con delle bombolette spray, siamo costretti a tornare sull’argomento per comunicarvi che gli idioti hanno completato la loro opera”.

“L’unica cosa che possiamo fare – continuano i membri l’associazione – è organizzare una giornata di pulizia,  domenica 13 marzo, per provare ad arginare questo ‘stupro ecologico’ “, concludono i componenti dell’associazione.

Anche il sindaco di Ussassai, Chicco Usai è intervenuto sulla vicenda, e ha affermato: “Come ussassese e amministratore sono sbalordito per questo ignobile atto vandalico. Le persone che vogliono fare delle escursioni, come si permettono di imbrattare in casa d’altri? Credo che sia educazione entrare in punta di piedi, perché noi lottiamo per preservare il nostro patrimonio ambientale e non accettiamo questi gesti”.

“Puntiamo sul turismo, e siamo pronti ad accogliere tutti, ma i vandali non saranno mai ben accetti. Il 13 marzo, insieme ad un nutrito gruppo di persone, andremo a cercare di ripulire questo ennesimo oltraggio alla natura. Nel frattempo informerò le forze dell’ordine del fatto, chiedendo un controllo più capillare di vigilanza del territorio. Provo molta amarezza perché non ci si comporta in questo modo”, conclude Usai.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

La Torre di Barì si colora di giallo e di blu come gesto di solidarietà nei confronti del popolo ucraino, in guerra in queste ore dopo l’attacco sferrato dalla Russia.

Lo comunica in un post il sindaco di Bari Sardo Ivan Mameli:

«”L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”. Un articolo sempre attuale, una guerra assurda, feroce e spietata che mette a rischio valori non negoziabili come la democrazia e la libertà di una Nazione. Per una settimana la Torre spagnola verrà illuminata con i colori dell’Ucraina, un gesto simbolico di solidarietá e vicinanza ma anche di ripudio incondizionato della guerra in ogni sua forma».

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis