L’Ogliastra è un lembo di terra dalla storia e dalle vicende umane che si perdono nella notte dei tempi che meritano di essere scoperte.

A tal proposito nell’Area Archeologica di Scerì, nel territorio di Ilbono, è stata rinvenuta una statuetta di dea madre di oltre 6mila anni fa.

In questo luogo dall’atmosfera suggestiva e dal fascino misterioso, oltre al bellissimo nuraghe è presente una necropoli di domus de janas.

E proprio in una campagna di scavi in quest’ultimo sito, risalente al 1994, ai piedi della domus cosiddetta numero 1, tra i reperti fittili e gli oggetti a corredo della deposizione datata al Neolitico Medio, è stato trovato l’antico idoletto miniaturistico in osso che evoca la divinità femminile.

Del manufatto è stata rinvenuto solo la testa, ma in esso è importante la caratteristica lavorazione stilistica tipica degli idoletti del periodo di “Bonu Ighinu” – Neolitico medio, V-IV millennio a.C.- , in particolare il caratteristico copricapo a tamburello.  Il reperto archeologico attualmente è custodito nel Museo Archeologico di Nuoro.

Questo tipo di statuette, definite in letteratura “dee madri”, sono abbondantemente diffuse nei contesti neolitici dell’area mediterranea e discendono concettualmente dalle “veneri” paleolitiche dell’Europa continentale.

Domus dove è stata trovata la dea madre (Ph: Stefano Coda)

Si pensa che la dea madre rinvenuta a Scerì, di cui non è stata ritrovata la parte del corpo, fosse simile alle tre statuine realizzate in osso di cervo, scoperte nella grotta di Monte Meana a Santadi: braccia disposte a squadra, grossi fianchi e glutei sporgenti, busto piatto e altezze comprese tra i 7,2 e i 9 cm.

Dea madre rinvenuta a Santadi

Gli studiosi di arte preistorica, hanno evidenziato come lo stile di queste statuine si sia evoluto nel tempo, passando dalle figure corpulente del Neolitico antico, a quelle stilizzate del Neolitico Recente  – IV millennio a.C. -.

Ecco l’immagine intera della dea madre di Scerì.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

La foto di oggi è stata scattata a Ussassai da Federico Aresu.

Nello scatto il Ponte de Irtzioni – lungo il tracciato della tratta Mandas-Arbatax del Trenino Verde – costruito alla fine dell’ottocento e immerso in un suggestivo paesaggio.

Invia le tue foto più belle alla mail redazione@vistanet.it (indicando il nome del fotografo e del luogo immortalato).

Le più belle saranno pubblicate sul nostro giornale.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Addio a suor Angela Niccoli.

È venuta a mancare all’età di 94 anni la religiosa famosa per essersi dedicata per tanti anni all’assistenza spirituale ai detenuti nel carcere di Buoncammino, dove era molto amata. Per la sua opera fu insignita del premio “Solidarietà Donna”.

La suora di origine piacentina, dopo 50 anni trascorsi negli istituti delle ‘Figlie della Carità” di mezza Sardegna, era oramai una sarda d’adozione.

Nel capoluogo dell’Isola era nota che la sua incessante attività tra gli ultimi e inoltre era stata direttrice della Casa di riposo “Vittorio Emanale II” e l’Istituto della Provvidenza.

Nella giornata odierna , in molti hanno voluto dare l’ultimo saluto a suor Angela nella cappella delle Figlie della Carità in via dei Falconi.

Ringraziamo per le foto Pierino Vargiu, qui sotto in compagnia dell’anziana monaca.

 

 

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Lo sapevate? Il più grande amore di James Dean era una ragazza di Cagliari.

Il più grande amore di James Dean? Una ragazza di Cagliari. La donna che ha conquistato il cuore del ribelle di Hollywood era proprio lei, Anna Maria Pierangeli, giovane attrice futura star del cinema statunitense nata nel capoluogo sardo il 19 giugno 1932 da Luigi ed Enrica, coppia marchigiana trasferitasi in Sardegna per lavoro.

Anna Maria vive fino all’età di sei anni in via Dante, nel quartiere San Benedetto, per poi trasferirsi con tutta la famiglia a Roma dove, a soli 17 anni (1949) debutta al fianco di Vittorio de Sica nel film “Domani è troppo tardi”, del regista Leonide Moguy. Nonostante sia ancora minorenne, la sua interpretazione le vale due anni dopo il “Nastro d’argento alla migliore attrice protagonista”.

La giovane Anna viene notata quasi subito anche dal cinema americano, perciò si trasferisce a Los Angeles dove debutta in “Teresa” (1951), diretto dal premio Oscar Fred Zinnemann. Il successo arriva immediatamente e Hollywood si innamora di lei. Qui tutti l’hanno ribattezzata “Pier Angeli” o “Pier”, anche se a lei non piace perché è un nome da maschio.

Nel mentre, la sua carriera cinematografica hollywoodiana prosegue con i film “L’immagine meravigliosa” e “I lupi mannari”, entrambi datati 1952, anno in cui arriva un’altra grande soddisfazione: il Golden Globe come migliore promessa femminile. Recita anche al fianco di Paul Newman nel kolossal “Il calice d’argento” (1954), film di debutto dell’attore statunitense.

La vita privata di Anna è condizionata dalla madre Enrica che le mette i bastoni tra le ruote ogniqualvolta lei prova ad essere felice con qualcuno. Dapprima incontra Kirk Douglas sul set di “Storia di tre amori” (1953) . Lui, 16 anni più grande di lei, rimane infatuato e la segue fino a Roma dove, nel giorno del compleanno dell’attrice, le regala un anello di fidanzamento. In seguito dirà: «Io ero innamorato perso, lei con me giocava. Era immatura e vulnerabile».

Nella vita di Anna entra anche Marlon Brando, ma come un semplice amico di famiglia. Un giorno porta lei e sua sorella gemella Marisa in gita al lago, ma girando in lungo e in largo finisce la benzina e tranquillizza la madre di lei assicurandole che le avrebbe portate a casa sane e salve. La madre di Anna, Enrica, lo adora.

Stessa cosa non si può dire di James Dean ,con  cui Anna ha una relazione amorosa durata tutta l’estate del 1954 ma molto intensa al punto che lui dirà: «È una ragazza speciale. Al contrario di molte ragazze qui a Hollywood, lei è vera e genuina».

 

Vengono paparazzati quasi ogni giorno durante cene a lume di candela e passeggiate romantiche sulla spiaggia, ma compaiono anche sul jet set ufficiale. Sono talmente innamorati che vorrebbero convolare a nozze, se non fosse che la madre di lei lo impedisce. Non sopporta che la figlia sposi un ribelle, perlopiù ateo.

Perciò, costretta a lasciarlo, conosce l’attore e cantante italo-americano Vic Damone, che sposa nel novembre dello stesso anno e dal quale ha un figlio, Perry. Ma una relazione forzata, dove l’amore è praticamente inesistente, non può che finire male e così, dopo quattro anni, i due divorziano e lei torna a Roma. Qui ha un flirt con l’attore italiano Maurizio Arena, ma nel 1962 si sposa con Armando Trovajoli, famoso direttore d’orchestra, da cui ha un figlio, Andrew. Ben presto anche questo matrimonio va in frantumi.

Ma l’episodio che cambia la sua vita è inevitabilmente la morte del suo amato James Dean per un incidente stradale a bordo della sua Porsche. Dean aveva sofferto per la fine di quell’amore e lei si sente in colpa e, dopo la tragedia, entra in un profondo stato depressivo che viene ricoverata in una clinica psichiatrica in Italia.

In difficoltà economica, l’ex star di Hollywood ormai in declino interpreta alcuni film europei privi di valore artistico e neanche la sua amica americana, l’attrice Debbie Reynolds, riesce a convincerla a tornare nella scena hollywoodiana. Rientra in America ma è sempre più depressa.

Il 10 settembre 1971 viene ritrovata morta nella sua casa di Beverly Hills. L’autopsia rivela che il decesso è dovuto a un’intossicazione chimica da sovradosaggio di farmaci, versione che non convince la famiglia, secondo la quale Anna avrebbe avuto uno shock anafilattico per dei farmaci che le erano stati somministrati dal suo medico.

Riposa nel cimitero parigino di Rueil-Malmaison.

Subito dopo la sua morte viene ritrovata una lettera destinata a James Dean, che si conclude così: “A te, mio unico, grande amore”.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Grave incidente stradale sulla strada Provinciale 61 in territorio di Villacidro, all’altezza di uno svincolo che collega a un’attività commerciale che tratta infissi e serramenti.

Per cause ancora da accertare due autovetture – una Fiat Doblò e una Giulietta Alfa Romeo – sono rimaste coinvolte in uno scontro, tutti feriti gli occupanti.

La sala operativa 115 ricevuta la richiesta di soccorso ha inviato sul posto la squadra di pronto intervento dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Sanluri.

Congiuntamente al personale sanitario del 118, gli operatori VVF hanno operato per soccorrere gli occupanti, mettere in sicurezza i veicoli e la sede stradale.

Risulterebbe in gravi condizioni il conducente del Fiat Doblò estratto dalle lamiere e subito affidato al personale sanitario.
In codice rosso gli altri due occupanti dell’Alfa Giulietta, tutti trasportati in ospedale dalle ambulanze giunte sul posto.

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Villacidro che hanno provveduto alla gestione della viabilità stradale e la Polizia Locale per gli accertamenti I rilievi di legge.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Battista Cualbu Fonni

“Questa grande ondata di solidarietà e vicinanza rimargina una brutta quanto inaspettata ferita. Si riparte con più forza e determinazione”. Parole del presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu che questa mattina nella sala consiliare di Fonni ha ricevuto l’abbraccio caloroso della sua Organizzazione, della sua comunità e delle istituzioni.

La sala consiliare era strapiena, gremita dai presidenti di sezione della Federazione provinciale di Coldiretti Nuoro Ogliastra che hanno promosso l’incontro con il presidente Leonardo Salis e il direttore Alessandro Serra in collaborazione con l’amministrazione comunale che ha riunito il consiglio in forma straordinaria.

Oltre ai soci della Coldiretti Nuoro Ogliastra erano presenti anche il presidente dell’Anci Sardegna Emiliano Deiana ed i sindaci di Nuoro Andrea Soddu, Gavoi Salvatore Lai e Burgos Leonardo Tilocca e l’assessore del Comune di Orani Gonario Ladu.

Coldiretti Sardegna attraverso il direttore Luca Saba, ha ricordato il ruolo della Coldiretti: “una grande forza sociale che non si tira mai indietro ma affronta i problemi senza scansarli, a volte anche sbagliando ma lo fa in trasparenza, mettendoci la faccia e assumendosi sempre le proprie responsabilità. Davanti c’è il nostro presidente Battista Cualbu ma è sorretto e circondato da tutta la sua Organizzazione”. Il direttore ha poi invitato tutti “ad abbassare i toni. I social, una grande conquista anche in termini di democrazia spesso vengono utilizzati in modo distorto, divengono luogo di sfogo e arena dove buttare veleno e odio. Questi non direttamente ma indirettamente armano anche le mani di persone deboli e degli eversivi e possono essere causa delle nefandezze che oggi hanno colpito noi”.

“La Coldiretti, della quale sono orgoglioso di fare parte – ha detto il presidente provinciale di Coldiretti Nuoro Ogliastra Leonardo Salis che ha promosso l’iniziativa di questa mattina – lavora per trovare delle soluzioni ai problemi e portare risultati concreti ai propri soci e a tutto il mondo agricolo. Il nostro presidente non si tira mai indietro ed è il primo a dare l’esempio mettendoci la faccia, ma non è solo, al suo fianco c’è sempre tutta la Coldiretti, i soci e i dipendenti”.

Nel ringraziare tutti i presenti, l’amministrazione comunale di Fonni, i sindaci e tutti coloro, tantissimi, che gli sono stati vicini in questi giorni, Battista Cualbu in chiusura ha chiesto “rispetto per le posizioni di tutti. Serve un cambio culturale in questo senso, ci si deve confrontare anche animatamente, come spesso facciamo anche noi, ma sempre nel perimetro della democrazia. C’è tanto da fare e c’è spazio per tutti. Abbiamo le competenze, giovani. Ci si confronta sulle idee e non con le fucilate o con le brutte parole che fanno solo male ma non risolvono alcun problema”.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Panna, farina e miele. Non serve altro per cucinare una fantastica “Mazza frissa”, piatto poverissimo, ma dal sapore unico della tradizione pastorale della Gallura. Il suo nome ha origini controverse. Secondo alcuni significherebbe “morbida come una pancia”, secondo altri potrebbe derivare da una ricetta greca molto simile fatta con il latte.

Quel che è certo è che questo piatto cucinato tradizionalmente negli stazzi galluresi è molto nutriente, gustoso e facile da preparare. Esistono due versioni, una salata, che prevede l’aggiunta di formaggio fresco (casgiu furriatu)  e una dolce, con il miele.

Andiamo a vedere come si prepara nella ricetta proposta dal sito turistico del Comune di Aggius, paese dell’entroterra gallurese che custodisce come pochi altri i segreti del piatto tradizionale.

Ingredienti per 6 persone:

  • 500 g di panna (meglio se leggermente acida);
  • 50 g di semola di grano duro;
  • sale q.b.
  • miele a piacere.

Preparazione:

Versiamo la panna in un tegame che mettiamo sul fuoco a calore medio; mescoliamo continuamente con un cucchiaio di legno, perché non bruci, fino all’ebollizione; a questo punto aggiungiamo gradualmente della farina di grano duro e un cucchiaino di sale fino. Se l’operazione è stata eseguita correttamente, si ottiene la separazione della parte proteica del latte da quella grassa. L’amalgama che si va formando inizia a ‘sudare’, eliminando il grasso eccedente contenuto nella panna. Dopo circa quindici minuti dall’ebollizione si ha nella pentola una massa consistente e morbida (la Mazza frissa) e un fondo oleoso (Ozu casciu). L’olio viene raccolto in un contenitore idoneo alla conservazione. Nel tegame, nonostante l’attenzione profusa nella preparazione, rimane solitamente il fondo di cottura bruciacchiato (l’attentu o razzicu), questo è per tante persone, migliore di tutto il resto (era particolarmente conteso dai bambini).

Per chi invece volesse gustare la mazza frissa preparata da mani esperte e sapienti consigliamo la “Sagra della mazza frissa”, che si svolge ogni anno a fine giugno nel paesino di Priatu.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Grande regista, sceneggiatore e attore, Nanni Loy, all’anagrafe Giovanni Loy, nasce a Cagliari il 23 ottobre 1925. Conosciuto come uno dei migliori registi italiani del Novecento, il suo cinema di denuncia, nel ventennio 1970-80, regala capolavori indimenticati come “Detenuto in attesa di giudizio” o pellicole di crudo realismo come “Café Express” e “Mi manda Picone”; quest’ultimo consacrò come attore Giancarlo Giannini e trionfò ai David di Donatello del 1984.

Trasferitosi a Roma, dopo essersi diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia, inizia la trafila nel mondo dello spettacolo come assistente di Luigi Zampa e documentarista. A 32 anni esordisce alla regia (ed alla sceneggiatura), insieme a Gianni Puccini, con un giallo ambientato nel dopoguerra, Parola di Ladro. Nel 1959 dirige, per la prima volta da solo, L’audace colpo dei soliti ignoti, sulla falsariga de I soliti ignoti, girato da Mario Monicelli l’anno prima. Negli anni successivi il regista si dedica a temi più impegnativi con Un giorno da leoni (1961) e  Le quattro giornate di Napoli (1962, con Gian Maria Volontè), che vince due Nastri d’Argento ed un premio al Festival di Mosca. Tuttavia, è con la celebre battuta “Scusi, posso fare la zuppetta?” (nella prima candid camera tv italiana dove chiede a stupiti avventori di un bar di poter intingere la sua pasta nel loro cappuccino) che Loy conquista il cuore degli italiani. Dopo la parentesi televisiva, durata due anni, rientra nel mondo del cinema dedicandosi alle commedie. Settantenne, muore nella sua abitazione di Fregene (sul litorale romano) in seguito ad un ictus cerebrale il 21 agosto 1995.

Film a parte, un suo grande successo di televisione fu il programma Specchio segreto (1964), in cui comicità e indagine psicologica si coniugavano profondamente. Ispirato al format inglese Candid Camera, le 7 puntate di Specchio segreto erano così costruite: una telecamera nascosta riprendeva le reazioni della gente comune di fronte a situazioni irrituali creati ad arte da attori professionisti. Come reagivano gli italiani degli anni 60 di fronte alle richieste di aiuto di un evaso o vedendosi intingere il cornetto da un estraneo nel proprio cappuccino? Il programma di Nanni Loy, tra i registi più avanzati della storia della Rai, suscitò all’epoca numerose polemiche, soprattutto perché giocava con l’inconsapevolezza dei malcapitati di turno.

A Cagliari sono dedicati a Nanni Loy il cineteatro dell’Ersu e una scuola di via Schiavazzi.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Lo sapevate? L’albero più alto della Sardegna è un’araucaria excelsa ultracentenaria che si trova nel vecchio quartiere di Villanova, a Cagliari.

La “Grande Signora“, come viene chiamata, è alta quasi 40 metri e si trova in un cortile di una casa privata sotto via San Saturnino, tra questa via e via Giardini.

L’albero che non godeva di ottima salute è stato recentemente curato ed è tuttora uno dei simboli del quartiere storico ai piedi di Castello. Soffre di vecchiaia e per anni non era stato curato a causa della mancanza di fondi da parte dei padroni del giardino dove dimora da oltre cento anni.

L’albero ha resistito alle bombe del 1943 ed è una delle piante protette della città.

L’Araucaria durante i bombardamenti del 1943.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Chi lo avrebbe mai detto: anche in Sardegna ci sono delle sequoie.

Questo bellissimo albero, famoso per la capacità di crescere in altezza come nessun altro vegetale al mondo, è originario della California, Stati Uniti. Qui esistono esemplari di 110 metri di altezza, l’equivalente di un palazzo di circa 30 piani.

In Sardegna questi giganti della natura sono stati piantati negli anni ’30 grazie alla collaborazione tra Università di Firenze e Ispettorato Forestale della Sardegna.

Si trovano nel massiccio del Limbara, nella località Vallicciola, in uno dei parchi più belli e verdi dell’Isola. Gli esemplari più alti sono alti circa 35 metri.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis