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Ieri sulla spiaggia di Orrí è stato trovato morto un giovane esemplare femmina di delfino di circa 1.70 m di lunghezza.

Il cetaceo si presentava apparentemente in buone condizioni e per accertare le cause della morte è intervenuto l’istituto zooprofilattico di Tortolì che ha provveduto a portare via alcuni campioni dell’animale per gli esami.

Sul posto sono intervenuti gli uomini della polizia locale e del corpo forestale. Ma non è il primo caso purtroppo. Questo è il terzo in pochi mesi con altri due delfini ritrovati morti nel litorale di Cea, tra cui una femmina gravida.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

I posti più belli della Sardegna. Fonni: il paese più alto dell’Isola.

Arrivare a Fonni la sera, con tutte le luci accese, magari con la neve, vi farà vivere sensazioni particolari. Il borgo più elevato della Sardegna (1000 metri sul livello del mare) è un piccolo presepe, incastonato tra monti e boschi. Un luogo della semplicità, dove tradizioni e cultura ben si amalgamano con il turismo. In particolare in inverno. Fonni, infatti, ospita gli unici impianti sciistici di risalita isolani.

La presenza di impianti nel massiccio del Gennargentu rende possibile praticare anche in Sardegna – quasi un sinonimo di “vacanza al mare” – gli sport invernali. Le cime più elevate superano i 1800 metri, un’altitudine sufficiente a garantire la presenza di neve da dicembre a primavera. Da Fonni si sale agli impianti del comprensorio di Bruncu Spina grazie a uno ski lift che arriva a quota 1820 metri. Tre le piste: una blu, una rossa e una nera. Sull’altro versante s’incontrano invece gli impianti di S’Arena. Sempre nel territorio di Fonni, si trova il Monte Spada, dove è stato allestito il polo sciistico Neve-2000, con piste adatte soprattutto ai principianti.

Sport invernali a parte, l’intero territorio di Fonni offre una miriade di attrattive. La zona è popolata fin dall’età nuragica. Nelle vicinanze del paese, in località Madau, è presente un’importante necropoli di tombe dei giganti. Sempre nella stessa area si trovano anche diversi nuraghi, come il Dronnoro.

Fonni è un’ottima base di partenza per fare emozionanti escursioni nel Gennargentu durante le quali si possono ammirare numerose varietà di specie vegetali e faunistiche. Da visitare la seicentesca chiesa francescana della Madonna dei Martiri (magnifico esempio di barocco). I festeggiamenti si svolgono a giugno per il ritorno dei pastori dalla transumanza. Fonni è conosciuta anche per i suoi murales. I visitatori possono ammirarli seguendo un percorso che si snoda per le vie del paesi.

Come arrivare

Partendo da Cagliari percorrere la Statale 131 sino a Ottana. Poi seguire la Statale 128 per l’abitato di Fonni (2 ore e 30′ circa).

Dove mangiare

Ristorante Il Pergolato, tradizione e ospitalità (telefono 0784 58020).

Dove dormire

Hotel Cualbu, elegante e centrale (telefono 0784 57054).

Cosa comprare

Artigianato, tappeti e dolci (famosi i biscotti savoiardi). Gustosi anche “su cohone ‘e frores”, sculture di pane a forma di gallinella.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Le storie di donne e delle loro imprese in un territorio difficile come quello del Nuorese e dell’Ogliastra, saranno al centro del convegno “Il lavoro delle donne è un’impresa”, promosso a Lanusei in occasione della festa dei lavoratori l’1 maggio, dalla consigliera di parità del nuorese Lorena Paola Urrai in collaborazione con la Provincia di Nuoro-Ogliastra e con l’associazione femminile “Voltalacarta”.

“L’iniziativa, inserita nelle celebrazioni per il 150/o anniversario dalla nascita di Grazia Deledda, si svolgerà alle 18 nel teatro Tonio Dei e nasce dall’attività che abbiamo programmato per il 2022 – ha spiegato Lorena Paola Urrai – Nella giornata dedicata ai lavoratori parleremo delle difficoltà dell’imprenditoria femminile ma esortando a seguire l’esempio di Grazia Deledda come modello di autodeterminazione.

Il programma:

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Poco meno di un mese fa degli enormi manifesti affissi a Lanusei e Tortolì,  che invocavano la chiusura dell’ospedale ogliastrino e le dimissioni dell’assessore Nieddu, hanno sollevato non poche polemiche, fatto discutere i cittadini sulla spinosa situazione in cui si trova la sanità del nostro territorio e indotto i vertici della Asl a minacciare azioni legali contro l’autore della protesta, l’imprenditore Mondino Schiavone.

Quest’ultimo, fermo nelle sue opinioni e forte della regolarità delle affissioni, ha ribadito serenamente il proprio pensiero, creato un blog dove si punzecchiano le amministrazioni su questo argomento e riproposto un’ulteriore carrellata di manifesti nei principali centri cittadini ogliastrini.

Questa volta, negli enormi cartelloni, campeggiano cinque domande che Schiavone e i suoi rivolgono alla Asl: Quanto guadagna un primario a Lanusei? Sono regolari le procedure di reclutamento? Perché l’emodinamica è ancora chiusa? Sono regolari i tempi biblici di prenotazione? Quali sono i tempi reali d’attesa del pronto soccorso?

Si attendono le reazioni degli interpellati.

 

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Quando si pensa all’elemento dell’acqua riferito alla Sardegna si pensa subito al mare, che circonda l’intera Isola per quasi 2 mila km di costa. In realtà all’interno della regione scorrono numerosi corsi d’acqua dolce.

Alcuni sono dei veri e propri fiumi, altri sono più equiparabili a dei torrenti. Ma quanti e quali sono i fiumi della Sardegna?

Facendo un rapido censimento tra quelli con almeno 5 km di percorso, ce ne sono circa novanta. Andiamo a scoprire i 20 più importanti.

Tirso

Il “re” dei fiumi sardi è il Tirso. Lungo 152 km nasce da Punta Pianedda (Buddusò) e sfocia nel golfo di Oristano, mar di Sardegna. Nel mezzo si forma il lago Omodeo, il più grande dell’Isola.

Flumendosa

Non il più lungo, ma quello con la portata d’acqua maggiore e con gli scenari più suggestivi. Nasce nel massiccio di Monte Perda Aira, nel territorio di Gairo, e “muore” nel mar Tirreno nella zona di Villaputzu. Diversi i laghi omonimi che si sviluppano lungo il suo corso.

Coghinas

Il terzo fiume più lungo della Sardegna si trova a nord. Nasce nei monti di Alà (tra Alà dei sardi e Buddusò) e sfocia nel mar Tirreno, presso Badesi. È lungo 116 km e fornisce l’acqua al bacino omonimo.

Cedrino

È lungo invece 80 km il Cedrino, quarto corso d’acqua dolce più importante della Sardegna. Nasce nel Monte Fumai e muore nel mar Tirreno a Orosei.

Taloro

Questo fiume barbaricino lungo 63 km è il primo per lunghezza tra i corsi d’acqua non principali. È infatti un affluente del Tirso, in cui sfocia all’altezza dell’Omodeo. Ha una portata molto importante e grazie a esso si forma il lago di Gusana. Nasce nel monte Fumai.

Riu Mannu

Questo fiume scorre in provincia di Sassari ed è lungo 56 km. Nasce dal Monte Sa Figu e sfocia nella zona di Porto Torres, nel golfo dell’Asinara.

Temo

Il fiume Temo, 55 km di lunghezza, è sicuramente uno dei più caratteristici. È l’unico fiume navigabile della Sardegna e sfocia direttamente nella città di Bosa, città fluviale per eccellenza dell’Isola. Nasce nei monti di Villanova Monteleone.

Detto dei più importanti ecco tutti gli altri compresi nei venti corsi d’acqua principali:

Posada (50 km), Flùmini Mannu di Cagliari (42 km), Flumineddu (59 km), Liscia (57 km), Mannu di Ozieri, Mores e Giave (50 km), Massari (49 km), Araxisi (47 km), Mannu di Lodè e Bitti (45 km), Cixerri (40 km), Quirra (40 km), Leni (33 km), Liscoi (33 km), Ollastu (32 km).

 

 

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

In questo ultimo week end la polizia di stato ha intensificato i controlli sulle principali arterie stradali della Sardegna.

Verso le 5 di questa mattina un equipaggio della polizia stradale di Macomer è intervenuto per un pericoloso incidente avvenuto sulla strada statale 131, in territorio di Abbasanta. il conducente di un tir si è trovato all’improvviso davanti a 3 cavalli usciti da un terreno confinante con la superstrada. L’autista del veicolo, fortunatamente rimasto illeso, non è riuscito ad evitarli e l’impatto ha provocato la morte dei tre animali.

Nelle prime ore del mattino del 25 aprile invece una pattuglia della polizia stradale di Macomer, a ridosso della strada statale 131 ha rinvenuto, abbandonati, 9 cuccioli infreddoliti di pastore maremmano. I cagnolini sono stati messi in salvo e affidati ad una struttura veterinaria del posto.

Per entrambi i fatti la polizia stradale sta procedendo agli accertamenti per l’identificazione dei responsabili.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

“La situazione sanitaria nella nostra Isola è quanto mai delicata e non manca giorno che non vengano segnalati casi di pazienti che si vedono negato il diritto alle cure e all’assistenza. Oltre ai
disagi causati dall’evento pandemico, determinante risulta la carenza di medici e di personale sanitario. Certo è che alcuni territori, quelli periferici e poco popolati come quello da cui provengo,
sono maggiormente penalizzati di altri. A ciò si aggiunga che alcune patologie necessitano, comunque, di strutture apposite e qualificate che nell’isola sono poche e, al momento, poiché
provate dall’emergenza, non in grado di soddisfare le richieste di tutti i pazienti. Per questo Le scrivo, per rappresentarle il caso di un giovane 38enne vittima lo scorso ottobre di
un drammatico incidente stradale che lo ha costretto all’immobilità”.

Questo l’incipit della lettera inviata dal consigliere regionale ogliastrino Salvatore Corrias al ministro della salute Roberto Speranza sul caso di  Paolo Brughitta, il 38enne di Tortolì di cui vi abbiamo parlato nei giorni scorsi.

“Il giovane Paolo Brughitta – scrive Corrias a Speranza – avrebbe dovuto avviare la terapia di riabilitazione, verso la quale medici e familiari nutrono fondate speranze, per la ripresa delle funzionalità, ma Covid e situazioni contingenti non lo hanno consentito. La sua famiglia, la moglie in primo piano, chiede che il paziente possa essere trasferito in un centro di eccellenza della penisola che si occupa di quella specifica patologia, evidenziando come la rapidità di intervento sia in questi casi determinante per una buona riuscita delle terapie”.

“Non è mia abitudine farmi portavoce di casi particolari ma la vicenda mi ha colpito e l’ho voluta sottoporre alla sua attenzione – conclude il consigliere del Pd -. In tempi normali si sarebbe potuto prescindere da un mio o un Suo intervento ma ora no. Le chiedo, perciò, di fare quanto in suo potere per consentire al paziente di avviare in tempi rapidi il percorso di cura e assistenza a cui ha diritto. Confidando in un suo interessamento, Le porgo miei più cordiali saluti”.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Un contadino si levò all’alba per andare a mietere il grano. Era già fuori dal paese quando si accorse di aver dimenticato a casa la falce. Tornò indietro e in pochi minuti raggiunse la sua abitazione. La porta di casa, che aveva lasciato accostata, era chiusa. Sapeva di aver lasciato la moglie a letto e si mise a bussare, ma nessuno rispose. Bussò ancora con insistenza ma nessuno aprì. Pensando che la moglie fosse stata colta da un malore, si infilò dentro casa da una finestrella. Entrò in camera e trovò la donna che fingeva di dormire.

“Perché non hai aperto?” le chiese irritato. “Non ho sentito” rispose lei “dormivo profondamente”. Il contadino stava per uscire dalla camera quando gli parve che sul guanciale anziché una testa ve ne fossero due. Pensò di aver frainteso a causa della semioscurità e tornò in campagna. Ma lungo il cammino gli tornarono in mente quelle due teste. Possibile che la moglie lo tradisse? Ma no, era una donna seria sua moglie. La semioscurità produce abbagli. Così fugò i cattivi pensieri e si mise a lavorare in campagna.

Intanto la moglie, che davvero si trovava a letto con un giovane del vicinato, iniziò a preoccuparsi. Se il marito l’avesse scoperta, sarebbero stati guai. Così, piena di timore, decise di correre ai ripari. Si recò a chiedere consiglio ad una vecchia che tutti ritenevano esperta nel risolvere simili situazioni. “E’ venuto a casa un mendicante” disse la moglie del contadino alla vecchia “Era infreddolito e per scaldarlo l’ho fatto entrare nel mio letto. Non so come mio marito la prenderà…se si è accorto”.

La vecchia la guardò con occhi penetranti, a lei non sfuggiva nulla. Ne aveva visto di casi nella vita! “Lascia fare a me” disse alla donna. “Dimmi, piuttosto, cos’ha mangiato ieri sera tuo marito?”, “un piatto di lumache” rispose la giovane, perplessa. La vecchia non diede spiegazioni, le disse solo di tornare a casa e di aspettare il marito come sempre, tranquilla. Poi, con il fuso e la cocchia in mano, si diresse verso la campagna dove l’uomo lavorava. Lo trovò impegnato nel lavoro, grondante di sudore. “Salude a tottus” disse la vecchia. Lui rispose: “E che, non ci vedi? Sono solo!”, “bah, siete in tre e mi dici che sei solo?”.

L’uomo sollevò lo sguardo. Forse la vecchia era ammattita? Così le rispose: “Buona donna, forse il sole ti ha dato alla testa e vedi doppio. Sono solo”. “Davvero?” disse lei. “Allora mi sta succedendo quello che è capitato al nostro parroco. L’altra notte mangiò a cena dei lumaconi e la mattina dopo, mentre diceva messa, credeva di vedere due Gesù, uno accanto all’altro, nella medesima ostia!”.

Il contadino rimase a bocca aperta pensando ai lumaconi che anche lui aveva mangiato la sera prima. “Pare che questo cibo faccia strani effetti” continuò la vecchia. “Io li ho mangiati ieri e adesso vedo tre persone anziché una”. Allora il contadino, sicuro di aver preso un abbaglio, raccontò alla donna ciò che aveva creduto di aver visto di mattina. Al che la vecchia domandò: “Ma tu ieri notte cosa hai mangiato?”. “Lumaconi!”.

“Eh già, lo dicevo io che quelle bestiacce fanno brutti scherzi. Per questo hai dubitato di tua moglie, che è così una brava donna! La conosco da quando è nata. Non c’è in paese una donna più seria di lei”. Così la vecchia imboccò la via del ritorno. E il contadino, rasserenato, continuò a lavorare.

La sera, tornato a casa, raccontò alla moglie della vecchia e dei lumaconi. Da quel giorno la moglie gli preparò spesso a cena i lumaconi e il marito si divertiva moltissimo a quella specie di allucinazione che gli faceva vedere due e anche tre teste nello stesso letto.

 

Tratto da “Leggende e racconti popolari della Sardegna” di Dolores Turchi

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

La ferula, contiene un inibitore della vitamina K responsabile della coagulazione, quindi se ingerita provocherebbe forti emorragie. Il bestiame però istintivamente ne conosce la pericolosità e non lo mangia. Il problema si pone quando pascoli e prati con ferula vengono sfalciati insieme al fieno per fare scorta di mangime, in questo modo il bestiame non è più in grado di distinguerlo e lo ingerisce, con conseguenze in alcuni casi mortali.

Negli anni ’60 i pastori sardi vista la vastissima diffusione della ferula, chiesero alla Regione interventi per eradicare questa pianta infestante. La Regione allora decise senza studi preliminari, senza nemmeno un censimento che accertasse il numero effettivo di capi morti a causa di quello che veniva chiamato “Mal della ferula”, una campagna di eradicazione della pianta. Si procedette tramite l’uso di diserbanti chimici come Picloram e Tordon che non solo inquinarono terreni e falde acquifere, ma dal momento che venivano irrorati prima della fioritura, devitalizzavano la parte aerea e le radici che rimanendo nel terreno lo inquinavano anche con materiale marcescente.

Oltre il danno anche la beffa, infatti la campagna di eradicazione risultò fallimentare, perché la ferula, fortunatamente continuò a proliferare indisturbata. Fulco Pratesi presidente del WWF, criticò aspramente tutta l’operazione, perché in realtà l’unica specie di ferula veramente tossica è quella che si trova sull’isola dell’Asinara. Questa pianta come tutta la flora spontanea ad endemica ha una sua funzione ben precisa nell’ecosistema ed eradicarla avrebbe provocato uno squilibrio. La ferula per esempio è l’unica pianta di cui si ciba il Papilio hospiton, una farfalla che allo stadio di bruco senza questa pianta si estinguerebbe. Inoltre la ferula, che produce un lattice tossico per alcuni predatori, consente ad altri insetti di depositare al sicuro le proprie uova.

La tossicità di questa pianta attiva solo in alcune sue parti, varia da zona a zona, e anche in base alla stagione e a quanto ha piovuto. Comunque il suo gambo è commestibile cotto, infatti in tempo di guerra veniva cotto sotterrato sotto la brace e la sua polpa veniva mangiata. I suoi gambi resistenti ma leggeri, una volta essiccati venivano e vengono tuttora utilizzati per la realizzazione di piccoli mobili e soprammobili scolpiti. Inoltre la ferula è carissima ai cercatori di funghi infatti intorno alle sue radici cresce il pregiato pleurotus, il nostro “Cardulinu”.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

In Sardegna si registrano oggi 461 ulteriori casi confermati di positività al COVID (di cui 292 diagnosticati da antigenico). Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 2720 tamponi.

I pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva sono 14 ( -2 ).

I pazienti ricoverati in area medica sono 311 ( +2 ).

30607 sono i casi di isolamento domiciliare (+84).

Si registrano 10 decessi: una donna di 74 e due uomini di 75 e 81 anni, residenti della provincia di Sassari; tre donne di 75, 91, 95 anni e tre uomo di 72, 81, 84 anni, residenti nella Città Metropolitana di Cagliari, e una donna di 94 anni, residente nella provincia del Sud Sardegna.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis