Chi parla di biscotti sardi ha solitamente in mente dei dolci ben precisi: i savoiardi di Fonni, amici inseparabili del caffè che si offre agli ospiti in qualunque momento della giornata, perfetti nella loro morbida semplicità. I biscotti sardi sono per antonomasia i savoiardi nella loro versione isolana. Quelli morbidi, “di Fonni”. Normalmente in Sardegna si fa largo uso di ingredienti ricercati o costosi come foglia d’oro, frutta secca, sapa, miele o zafferano, per dolci spesso decorati con grandissima minuzia nei dettagli. I savoiardi invece sono un inno alla semplicità. Servono solo tre ingredienti per realizzarli! Quattro, se contiamo eventuali aromi e strategie moderne per facilitare la riuscita di questi dolcetti dall’aroma delicatissimo. Farina, zucchero e uova. I biscotti di Fonni non hanno bisogno d’altro e per questo c’è chi li chiama anche biscotti d’uovo – pistoccus de ou. A voler strafare si può aggiungere della scorza di limone. Un altro piccolo trucchetto: una spolverata di zucchero a velo prima della cottura per garantire una crosticina più evidente o una miglioria estetica, o la sostituzione di una piccola parte della farina con fecola di patate per un biscotto ancora più leggero.

(Tutti i nomi in italiano: Biscotti sardi, Biscotti di Fonni, Biscotti Fonnesi, Savoiardi di Fonni, Savoiardoni. Tutti i nomi in lingua sarda: Pistoccus, Pistokkus, Pistokkos, Pistoccus finis, Pistoccus de caffei, Biscottos de caffè, Bistoccus de ou).

Esistono in 2 varianti di forma, ma la ricetta è sempre la stessa:

•  Savoiardi o biscotti di Fonni, molto lunghi e snelli

•  Pistoccus de caffei, variante più larga e corta.

Storia dei biscotti sardi o di Fonni

La storia dei biscotti sardi è legata ai Savoia, che esportarono la ricetta base dei savoiardi in tutti i propri territori. Non si sa perché siano chiamati anche biscotti di Fonni o biscotti fonnesi. Probabilmente in questo paese di montagna nel cuore della Sardegna fu inventata la variante più di successo di questi dolcetti, destinata a diffondersi in tutta l’isola. I savoiardi classici, quelli piemontesi, furono ideati dal cuoco di Amedeo IV di Savoia per un importante banchetto con i reali di Francia. Ebbero un grande successo, tanto da diventare i biscotti dei Savoia o biscotti savoiardi. Si preparavano con “poca farina, albume d’uovi e zucchero”. Insieme ai Savoia i biscottini arrivarono in Francia, Sicilia e Sardegna. E nell’Isola persero una parte delle uova e guadagnarono i tuorli, diventando più densi e nutrienti dei loro cugini piemontesi.

I biscotti di Fonni vanno a braccetto col caffè, non per niente sono anche conosciuti come Pistoccus de caffei e Biscottos de caffè. Insieme sono protagonisti di tanti momenti di convivialità nelle case della Sardegna, dov’è usanza accogliere chiunque bussi alla porta con caffè e savoiardi morbidi. Ma caffè e biscotti sardi sono anche per chi passa a fare gli auguri dopo battesimi, matrimoni, cresime, comunioni o lauree, insieme a vassoi pieni di altri dolcetti sardi. E, cosa più curiosa, non mancano neanche per funerali, dopo i quali si fa visita ai familiari dei defunti e si viene accolti con enormi caffettiere e vassoi di savoiardi morbidi. In cucina sono un ingrediente importante di dolci più complessi. In Sardegna spesso e volentieri sostituiscono i più famosi savoiardi piemontesi nei tiramisù – ovvio – ma anche nelle zuppe inglesi e in vari dolci al cucchiaio che richiedono una base di biscotto soffice, spugnosa e di sapore neutro. Non a caso anche Iginio Massari, uno dei più grandi pasticceri d’Italia, prepara per il suo personalissimo tiramisù dei biscotti simili a quelli di Fonni, in barba alla consistenza croccante e rigida dei savoiardi classici usati in questo dolce.

Ricetta facile dei biscotti sardi o savoiardi soffici

Non farti ingannare dall’apparente semplicità di questa ricetta perché spesso le ricette minimali sono le più insidiose! I pochi ingredienti dei savoiardi sardi devono infatti essere combinati a dovere per ottenere dei biscotti di Fonni perfetti. Farina, zucchero e uova costituiscono la formula magica che non è possibile alterare di troppo se si vuole ottenere un risultato il più vicino possibile ai tradizionali biscotti sardi morbidi. Il numero di biscotti che otterrai dipende da quanto vorrai farli lunghi e larghi, ma in ogni caso basteranno per qualche buona colazione o dopo pranzo per tre o quattro persone. Golosità permettendo, perché di solito si volatilizzano a velocità impressionante.

Ingredienti:

Uova medie freschissime: 10
Farina di grano tenero setacciata: 330 grammi
Zucchero: 300 grammi
Opzionali:
Zucchero a velo
Qualche goccia di succo di limone
Scorza di mezzo limone grattugiata finemente

Procedimento:

Proprio come nella preparazione assai più nota del pan di Spagna, bisogna cominciare dal separare albumi e tuorli d’uovo. Iniziare dunque a lavorare i tuorli con metà dello zucchero, aiutandosi eventualmente con una frusta elettrica. Il risultato dovrà essere spumoso, carico di minuscole bollicine e di un color arancio o giallo paglierino, segno che è stata incorporata aria e dissolto bene lo zucchero. Unire dunque la scorza di limone grattugiata fine e mettere da parte.

Montare quindi a neve fermissima gli albumi con la restante metà dello zucchero e solo qualche goccia di succo di limone. L’aiuto di una frusta elettrica è importante, a meno che non si possiedano la forza e resistenza delle matrone di un tempo, o meglio in questo caso di una mastra “durchera”, la maestra dolciaia sarda per antonomasia. Per questa fase potrebbe essere necessario un lavoro anche di venti minuti e più, ed è fondamentale che il risultato sia una spuma ferma e ben montata. A questo punto munirsi di spatola e iniziare ad incorporare a piccole porzioni la farina setacciata e qualche cucchiaio di albumi montati, al preparato dei tuorli. In questo passaggio è di vitale importanza non mescolare con forza ma incorporare con delicatezza i vari composti mescolando e ripiegando l’impasto dal basso verso l’alto. Pena lo smontare il tutto.

Una volta incorporati tutti gli ingredienti, disporre l’impasto in strisce della lunghezza, altezza e larghezza preferita, su una teglia coperta di carta da forno. Solitamente si realizzano di circa 10 o 15 cm di lunghezza. Per facilitarsi il compito si può usare una sacca da pasticcere: ricordare di lasciare un po’ di spazio fra un biscotto e l’altro per aiutare la cottura, facendo passare bene il calore.

Spolverare di zucchero a velo e cuocere a 160° in forno statico preriscaldato finché non risultano gonfi e leggermente dorati.

Qualche errore da evitare in assoluto?

•  Grattugiare il bianco del limone: la scorza è solo quella gialla, la parte bianca conferisce un retrogusto amaro alle preparazioni.
•  Usare uova fredde di frigo: le uova non sono come la panna, che più è fredda più monta, per montare bene le chiare meglio usare quelle a temperatura ambiente.
•  Mettere sale negli albumi: altro errore, che si pensa aiuti a montare e invece contribuisce solo a rilasciare liquido in fase di cottura.

Fonte Bottega.it

 

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Quando è comparso per la prima volta l’uomo in Sardegna? Una domanda non semplice a cui rispondere, ma di certo molto affascinante.

Il dato più certo riguarda il primo homo sapiens che abbia vissuto nell’Isola. I resti più antichi sono stati rinvenuti nella Grotta Corbeddu, nel territorio di Oliena. Il fossile ritrovato nel 1993 dai ricercatori era una falange, risultata appartenere – senza alcun dubbio – a un homo sapiens di 22 mila anni fa.

Una scoperta sensazionale, che diede un termine post quem la storia dei nostri progenitori ebbe inizio nell’Isola.

Ma ben più affascinante, anche se ben più dibattuta, fu la scoperta avvenuta nel 2001 in una impervia grotta di origine vulcanica di Cheremule, in provincia di Sassari.

Nella grotta denominata poi Nurighe, fu trovato un ossicino di qualche centimetro risalente a un periodo databile tra i 750 mila e i 250 mila anni fa. Gli studi effettuati successivamente sono arrivati a ipotizzare con buone dosi di probabilità che si tratti sempre di una falange appartenente a un ominide.

Chiaramente siamo in un periodo ben antecedente la comparsa nel mondo dell’homo sapiens. Il “proprietario” di quell’ossicino, che poi è stato ribattezzato “Nur” e che è oggi considerato l’essere umano sardo più antico di cui si abbiano notizie, sarebbe stato un predecessore dell’uomo di Neanderthal. Della specie che dominò il continente europeo per 350 mila anni possedeva alcuni tratti, così come possedeva molte caratteristiche dell’homo erectus.

Gli studiosi sono portati a credere che si sia trattato di un ominide sviluppatosi in modo “autonomo” nella scala evolutiva umana, così come avvenuto in molte parti del mondo e secondo quelli che sono gli orientamenti scientifici degli ultimi anni. Per questo è stato coniato il termine di “Uomo di Cheremule”, un uomo pre-neanderthaliano che avrebbe avuto un ruolo da protagonista in Sardegna nel Paleolitico inferiore. La sua corporatura sarebbe stata leggermente diversa dalle specie umane più coeve. Il suo fisico sarebbe stato più gracile e più alto dei Neanderthal.

La teoria, come abbiamo detto, è ancora dibattuta. Secondo alcuni studi più recenti l’ossicino non sarebbe una falange umana, ma il “dito” della zampa di un uccello rapace vissuto in quell’era storica.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Uno scherzo di cattivo gusto finito male: questo quanto raccontato in un canto popolare da Maria Pintore di Dorgali nel 1971, quando la donna aveva circa quarantacinque anni.

Registrata dall’Università di Cagliari, nell’ambito della rilevazione dei racconti tradizionali dell’Isola, la donna narra un fatto che sarebbe avvenuto a Urzulei in un tempo non precisato.

Il breve racconto parla di un ipotetico becchino, oggetto di beffe e di scherzi da parte dei compaesani in quanto da tutti considerato stolto (o pazzo in quanto in “Limba” la parola “macu” può avere entrambi i significati). L’ultima delle prese in giro fatta all’uomo fu, pare, quella di mettere un uomo vivo dentro una bara e portarla al cimitero.

Il becchino poco dopo iniziò a sentire dei rumori provenire da questa. La aprì e trovò, appunto, un uomo vivo. Imbracciato un piccone iniziò a sferrare dei colpi sul malcapitato uccidendolo. Recatosi dal Sindaco disse: «Portatemi i morti quando sono morti, perché oggi me ne avete portato uno vivo ed è toccato a me ucciderlo».

Da allora nessuno si è più preso gioco del becchino di Urzulei, anzi: «Questo, altro che stolto,» dicevano «ha ucciso una persona davvero».

Un racconto macabro che mette in guardia sul fatto di schernire una persona sottovalutando le sue possibili reazioni. Un fatto che colpì profondamente i paesi dell’intera zona, tanto da essere tramandato in questo canto orale.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Violento nubifragio e copiosa grandinata questa mattina a Mandas.

Il paese della Trexenta è stato ricoperto da una coltre bianca e non sono pochi i danni subiti.

Il sindaco Umberto Oppus che ha pubblicato le foto su Facebook ha detto: “Con la Giunta stiamo seguendo la situazione del nubifragio in corso e della violenta grandinata che sta interessando Mandas e le sue campagne. Ho convocato la Giunta per domani alle 15.30 per deliberare lo stato di calamità naturale e fare la conta dei danni alle colture agricole”.

La Giunta è poi stata anticipata a oggi ed è terminata intorno alle 17.40. “Abbiamo appena terminato la Giunta Comunale che ha deliberato lo stato di calamità naturale sul territorio comunale – spiega Oppus -. Domani mattina sarà mia cura trasmettere la delibera a tutti gli enti competenti, partendo dalla Regione, per chiedere un immediato supporto in questa situazione particolarmente difficile. chiedo a tutti i cittadini di segnalare domani in Comune i danni a colture, cose e stabili”.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Erano da poco trascorse le 14 del 7 maggio 1945, e il tecnico Quintino Ralli ascoltava le comunicazioni di una radio militare di Algeri, dalla sua solita postazione, nella sede di Radio Sardegna, che già da qualche mese trasmetteva da Cagliari. «La Germania si è arresa»: questo il messaggio che l’emozionatissimo Ralli captò in quel pomeriggio primaverile, e che immediatamente decise di rilanciare, facendo sì che Radio Sardegna passasse alla storia per aver annunciato – in anteprima mondiale – la fine della guerra. Venti minuti prima di Radio Londra, sei ore prima di Radio Roma.

Quintino Ralli

Quintino Ralli

Radio Sardegna fu la prima radio libera d’Italia dopo un duro ventennio di dittatura fascista. Le trasmissioni erano iniziate nel 1943, a Bortigali, nel cuore della Barbagia, ma la Radio era stata trasferita a Cagliari in seguito all’arrivo degli Alleati in Sardegna. Is Mirrionis, piazza d’Armi e infine viale Bonaria, al civico 124, là dove oggi hanno sede gli uffici della Rai: diversi gli spazi del Capoluogo che furono utilizzati per rilanciare le trasmissioni. Seppure nata per esigenze strettamente legate alla vita di una città in guerra, a Cagliari Radio Sardegna ebbe modo di crescere: le trasmissioni divennero quotidiane, e si arricchirono di momenti musicali, prediche politiche e religiose.

Già ai primi di quel maggio del 1945 a Roma si parlava di come chiudere quella Radio eccessivamente autonoma. Non ci fu bisogno, comunque, di grossi interventi in tal senso: con la fine della guerra molti militari tornarono alle loro case nel continente, il segnale divenne più debole e aumentarono gli scioperi. Radio Sardegna divenne quindi Radio Cagliari, ma già nel 1952 le trasmissioni si conclusero definitivamente.

Ingresso del rifugio di Bortigali. Foto di Franco Ledda

Ingresso del rifugio di Bortigali (foto Franco Ledda)

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Villa Certosa è la residenza estiva di Silvio Berlusconi in Sardegna.

Situata a Porto Rotondo in località “Punta Lada”, è di proprietà della Società immobiliare Idra Spa. L’ex Cav la utilizza con un contratto di comodato d’uso gratuito.

Si tratta di una residenza dalle dimensioni pazzesche: un parco di 12o ettari, 4.500 metri quadri abitabili con 126 stanze a disposizione. L’ex presidente del Consiglio la acquistò alla fine degli anni ’70 dall’imprenditore editoriale Gianni Onorato. Successivamente fu ampliata fino a diventare la “magione” attuale.

Il suo valore è stato quotato nel gennaio del 2021. La villa, qualora fosse messa in vendita, costerebbe non meno di 259 milioni di euro. Una quotazione che la rende una delle case più costose e lussuose del mondo e che probabilmente andrebbe vorticosamente a salire qualora fosse messa ufficialmente “sul mercato”.

L’articolo Lo sapevate? La villa sarda di Silvio Berlusconi è una delle più costose al mondo. Ecco quanto vale proviene da ogliastra.vistanet.it.


Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Diventare mamme soffrendo di meno e vivendo il momento del parto nel miglior modo possibile: è questo l’obiettivo del progetto che Ares Sardegna, attraverso il Servizio Technology Assessment, sta avviando con l’acquisizione dei sistemi di partoanalgesia con protossido di azoto destinati alle strutture di Ginecologia e Ostetricia degli ospedali della Sardegna.

 

L’iniziativa nasce nell’ottica di un miglioramento della qualità assistenziale rivolta alle gestanti con l’obiettivo di garantire l’accesso alle cure palliative e ridurre il dolore durante il parto. Con la legge n. 38 del 15 marzo 2010 e con l’inserimento della partoanalgesia tra i LEA è stato, infatti, sancito il diritto della donna a scegliere di partorire senza dolore. Il protossido di azoto rappresenta quindi una valida alternativa per tutte le future mamme che potranno richiedere questo sistema per alleviare il dolore durante il travaglio.

“È una tecnica non invasiva che non interferisce con la naturalità dell’evento nascita e ha il vantaggio che la donna può chiedere di usufruire di questo servizio direttamente in sala parto, dopo aver sottoscritto un consenso informato – dichiara Maurizio Marcias, Direttore del Servizio HTA -. Inoltre, tale sistema ha il potenziale di contrastare il flusso di donne che spesso migrano verso altri presidi dove è possibile praticare il parto indolore a discapito dei piccoli ospedali, laddove invece è più frequente la carenza di figure professionali, come quella dell’anestesista”.

Il protossido di azoto è un gas che, una volta inalato, riduce l’ansia e allevia la sensazione dolorosa, favorendo la produzione di endorfine, ovvero gli ormoni del benessere che hanno un effetto analgesico. La futura mamma inala il gas nel momento in cui lo ritiene opportuno, alcuni secondi prima della contrazione, utilizzando una mascherina collegata alla bomboletta che contiene il protossido di azoto, aiutata solo dall’ostetrica, poiché non è richiesta la presenza dell’anestesista.

 

“Il gas esilarante – prosegue Marcias – è innocuo, riesce a ridurre molto la sensazione del dolore, attraverso l’induzione di un  rilassamento psichico e muscolare permette alle donne di restare sveglie durante le varie fasi del parto, vivendo così questo momento speciale in una condizione di benessere generale e alleviando il dolore attraverso la respirazione del protossido d’azoto con l’ausilio di una mascherina”.

 

L’articolo In Sardegna le future mamme partoriranno senza dolore: ecco le novità proviene da ogliastra.vistanet.it.


Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Prosegue a Baunei l’opera instancabile dei mitici “Giovani di Ardalavè”.

Il gruppo di pensionati fortemente impegnato nella cura degli spazi pubblici comunali hanno ripulito diverse zone del paese nei giorni scorsi.

Il Comune di Baunei li ringrazia pubblicando le foto della loro simpatica, quanto efficiente opera di impegno civico.

“Gli infaticabili e sempre attivi “Giovani di Ardalavè” proseguono le loro attività di volontariato rendendo più accoglienti degli angoli del nostro paese. A voi va il nostro ringraziamento” scrive il Comune baunese.

L’articolo (FOTO) Baunei, gli instancabili “Giovani di Ardalavè” ancora a lavoro per ripulire il paese proviene da ogliastra.vistanet.it.


Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

In questa foto, risalente alla fine degli anni 50, Giuseppe Deplano e Luigia Aresu (con figli e nipoti). La famiglia è meglio nota a Seui con il nome “Cannisoni”.

Foto gentilmente inviata da Cinzia Deplano (nipote).

Invia le fotografie più belle del passato ogliastrino ( indicando luogo e data in cui le foto sono state scattate) alla nostra mail redazione@vistanet.it

 

L’articolo Come eravamo. Ritrovo in famiglia: la Seui degli anni Cinquanta proviene da ogliastra.vistanet.it.


Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Come si diventa Cavaliere del lavoro della Repubblica Italiana? Non smettendo mai di sognare. Si può riassumere proprio con queste due parole la vita del Cavalier Salvatore Pilloni, patron della catena “Saponi e Profumi” e fondatore della Cantina Su’entu: lavoro e sogni.

“Vengo da una famiglia umile e povera – ci racconta senza fronzoli, mentre ci accoglie nella bellissima cantina inaugurata nel 2016 che domina dall’alto i colli tra Sanluri e Lunamatrona -. A 17 anni, dopo aver lavorato con mio padre nella coltivazione e nella vendita di legumi, sono dovuto partire in Continente. Sono andato a lavorare come apprendista in una fonderia di Grugliasco, in Piemonte. Il mio sogno nel cassetto era quello di vedere come si produceva una macchina”.

Origini umili e un percorso altrettanto umile (inteso nel senso più nobile del termine) che lo hanno portato a essere oggi un punto di riferimento nel panorama imprenditoriale sardo, non solo per i risultati economici raggiunti, ma anche per la parabola retta e lineare che lo ha condotto fino alla meta. “Per diventare Cavalieri del lavoro non bisogna avere nemmeno un protesto” ci dice con orgoglio, ma senza un briciolo di presunzione.

I suoi 53 anni (su 70 molto ben portati) di duro lavoro sono proseguiti – non a caso – in Fiat, dove Pilloni ha potuto vedere con i propri occhi come funzionava una catena di montaggio. E’ stato l’ingresso in Comochi, una volta rientrato in Sardegna, a fargli capire che sarebbe potuto diventare un imprenditore. “Signor Melis (il titolare, ndr) mi disse che avevo la stoffa giusta – ci svela -. Mi propose di acquistare della merce e rivenderla per conto mio. Riempii i 150 metri quadri del magazzino di famiglia con panni, stracci e spugnette e iniziai a rivendere tutto in giro per l’Isola. La prima fattura di acquisto era di 59 milioni, ma non mi spaventai, forse perché c’è sempre stata in me un po’ di sana follia”.

Da un piccolo magazzino pieno di articoli per la casa a uno di 3500 metri quadri che distribuiva gli stessi prodotti in tutta l’Isola. E’ con la creazione della Vispa Srl, prima vera impresa fondata dal Cavaliere, che si realizza il sogno di diventare un imprenditore. Sogno – la ripetizione della parola è d’obbligo – che prosegue alla fine degli anni ‘80 con Linea Bellezza fondata insieme ai fratello e con Saponi & Profumi dal 2008 fino a oggi, quando la catena di drugstore made in Sardinia conta 65 punti vendita e circa 400 dipendenti.

Arriviamo infine ai giorni nostri, quando il “cerchio dei sogni” di Salvatore Pilloni lo riporta alle origini con la passione per il vino, ingrediente presente nel Dna di famiglia fin da quando il padre Ernesto produceva piccole quantità di Monica e Nuragus.

“Nel 2009 ho raccontato questo il sogno di aprire una cantina a mia moglie e ai miei figli – racconta Pilloni -. In questo caso dobbiamo parlare di passione perché il vino non è un semplice business. Così abbiamo iniziato a sognare insieme ai miei figli, Valeria, Roberta e Nicola che oggi dirigono la cantina. Io che ruolo ho? Mi mandano a fare commissioni” ci dice scherzando il Cavaliere.

Oggi Su’entu dispone di 36 ettari vitati tra Bovale, Vermentino, Nasco, Moscato, Cannonau, Monica e altre tipologie d’uva, con un’estensione complessiva di 80 ettari. La cantina, progettata da due giovani e talentuosi architetti e inaugurata nel 2016, è una struttura che fa dell’incontro tra il moderno e il tradizionale la sua impronta. I luoghi di produzione e quelli dell’accoglienza dialogano tra loro. Di particolare pregio è la terrazza esterna, una “finestra” sempre aperta in cui ammirare le vigne illuminate dal sole.

Dialogando con Salvatore Pilloni si percepiscono due passioni: quella per il lavoro e quella per la Sardegna. Sardegna che per il Cavaliere è “un’isola perfetta in potenziale”. “Potremmo far stare bene tutte le persone residenti e anche quelle che vengono da fuori, semplicemente con dei servizi. – ci dice esprimendo il suo pensiero -. La Sardegna dovrebbe essere un’opportunità per i giovani. Ma la politica li deve mettere nelle giuste condizioni. Se oggi la Sardegna non è una delle regioni più ricche d’Italia la colpa di una cattiva gestione politica e colpa nostra che spesso votiamo persone senza competenze. La politica dovrebbe fare programmazione: andare sul campo e chiedere ai giovani e alle imprese ‘Di cosa avete bisogno?’. Poi investire sul turismo, sull’agricoltura e sul biologico, dando i soldi per fare impresa a chi ha un’idea senza chiedere nulla in cambio”.

Ma a 70 anni un imprenditore non deve mica smettere di sognare (questa la “ricetta del successo” secondo il Cavalier Pilloni). E allora ecco il nuovo sogno da portare avanti nei prossimi anni: “Sento l’esigenza di tornare alle mie origini, a quando vendevo prodotti agricoli con mio padre. Vorrei cercare una decina di agricoltori e affidare loro la coltivazione di legumi e cereali dando vita a una filiera completa. Sogno di inscatolare i nostri fantastici prodotti e venderli fuori dall’Isola. Questo è il mio prossimo sogno. Se Bonduelle ha creato un’azienda solida e fruttuosa perché non potremmo noi in Sardegna, per di più con coltivazioni biologiche?”.

L’articolo Salvatore Pilloni, un “self-made man” innamorato del vino e della Sardegna che non ha mai smesso di sognare proviene da ogliastra.vistanet.it.


Fonte: Ogliastra News Mario Marcis