Questa terribile vicenda che stiamo per raccontarvi è un tragico fatto realmente accaduto nell’estate del 1770 nel territorio di Tortolì.

Il 19 luglio, Grazia Mancosu, giovane sposa tortoliese si reca nelle campagne del paese per raccogliere del legnatico.

La donna, in attesa del suo primo figlio, si addentra in una zona ricca di vegetazione a Monte Attu. La donna però tarda a rientrare nella propria abitazione e questo fatto fa preoccupare il marito, i parenti e i vicini di casa.

In breve scattano le ricerche che si concludono con il ritrovamento del corpo privo di vita della donna. La scena che si trova davanti agli occhi il gruppo è sconvolgente: la donna è in posizione supina e ha il ventre squarciato.

Viene accusato del brutale omicidio un bandito che si nasconde nella zona. L’uomo, tale Gabriele Marongiu, viene arrestato e si dice abbia confessato il delitto dicendo di aver ucciso la donna per vedere come fosse fatto il bimbo che portava in grembo. Per lui la pena capitale: l’impiccagione.

Una storia che però lascia più di un dubbio su quanto realmente accaduto e sull’autore del delitto.

Slayer with an axe carries the victim’s body wrapped in a canvas into the forest, serial maniac concept

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Si è appena conclusa l’Unità di crisi regionale presieduta dall’assessore della Sanità, Mario Nieddu, in videoconferenza con tutte le direzioni generali delle aziende sanitarie della Sardegna.

Il vertice si è riunito questo pomeriggio per un confronto sulla gestione dell’emergenza Covid in relazione al peggioramento del quadro epidemiologico. “Siamo pronti ad attivare, in ventiquattro ore, fino a  27 nuovi posti letto in terapia intensiva. Speriamo non sia necessario, ma dobbiamo essere pronti a ogni scenario”.

Oggi in Sardegna sono presenti 220 posti in terapia intensiva, di questi 92 dedicati ai pazienti Covid, di cui 30 attualmente attivi (27 occupati). Tre dunque i posti letto liberi in terapia intensiva Covid e ventisette i posti immediatamente attivabili: 8 al Santissima Trinità e uno al Binaghi di Cagliari, 6 all’ospedale Civile di Alghero, 12 al San Francesco di Nuoro.

 

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Per chi di recente ha visto il film “Don’t look up” con Leonardo Di Caprio protagonista possiamo subito assicurare che questa sera il copione è decisamente meno preoccupante.

L’asteroide “(7482) 1994 PC1”, transiterà davanti al Globo terrestre questa sera, ora italiana 22.51. Il sasso cosmico, del diametro di 1 km, sfiorerà la Terra passandole a 1,93 milioni di km, cinque volte la distanza fra il Pianeta Blu e la Luna.

La velocità sarà considerevole: l’asteroide sfreccerà a 20 km al secondo. Sarà possibile osservare il masso stellare avvalendosi di un semplice telescopio non professionale.

Si tratta di un evento molto raro, dato che l’ultimo suo passaggio davanti alla Terra risale al 1933 e il prossimo sarà nel 2105. Insomma chi dovesse perdersi questo “episodio”, dovrà sperare di vivere molto a lungo per salutare di nuovo il masso cosmico (7482) 1994 PC1.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Stanislao Silesu, noto anche come Lao Silesu era nato a Samassi nel 1883 ma prestissimo si trasferì a Iglesias dove suo padre era organista nella cattedrale. Studiò musica con il padre, e dimostrò prestissimo il suo talento. A 10 anni Silesu eseguì il suo primo concerto, a 13 cominciò a comporre serenate e canzoni, a 15 compose una commedia musicale.

Era così precoce e promettente che i genitori decisero di farlo studiare al Conservatorio di Milano, perché in Sardegna all’epoca non c’erano scuole che potessero far crescere il suo talento. Dopo il diploma si trasferì a Londra e poi a Parigi, dove, Silesu cominciò ad acquisire la fama con le sue allegre canzoni da Café-chantant. Si fece presto conoscere in tutta Europa. Un grande contributo al successo internazionale di Silesu, lo diede Enrico Caruso che interpretò le sue romanze in tutto il mondo.

Una delle sue canzoni di maggior successo fu A Little Love, A Little Kiss, composta originariamente con un testo francese intitolata Un peu d’amour. Nel 1912 la casa editrice londinese Chappel & Co., Ltd. ne pubblicò la versione inglese con il testo sritto da Adrian Ross. Quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale il brano di Silesu era all’apice della fama, e i soldati impegnati al fronte la cantavano mentre trascorrevano le interminabili giornate nascosti in trincea. A Little Love, A Little Kiss continuò ad essere riproposta nel tempo da vari interpreti: tra gli altri, fu registrata nel 1927 dal jazzista Eddie Lang, e cantata da Jeanette MacDonald nel film Catene del passato del 1941.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Fu definita “la battaglia di Morgogliai” lo scontro a fuoco che vide protagonisti il 10 luglio 1899 nel Supramonte di Orgosolo oltre duecento uomini – carabinieri e soldati – e una banda di latitanti.

Una vera e propria operazione militare al cui comando vi era il capitano dei carabinieri Giuseppe Petella, che seguiva la “Notte di San Bartolomeo” di qualche mese prima.

Nell’azione precedente erano state arrestate a Nuoro e dintorni più di seicento persone accusate di favoreggiamento ai tanti banditi che erano alla macchia.

Questa volta dopo appostamenti durati giorni da parte del brigadiere Lussorio Cau, che si dice si fosse travestito da pastore per non destare sospetti, fu individuato il rifugio dei latitanti tra i più famigerati dell’epoca.

Questa banda era composta dai fratelli Giacomo ed Elias Serra-Sanna, Giuseppe Pau, Tommaso Virdis e Giuseppe Lovicu.

I due Serra-Sanna soprannominati in “Limba” “Sos Zigantes” (i giganti) dalla popolazione locale sarebbero stati a capo del gruppo.

Durante la notte del 9 luglio iniziò l’accerchiamento del rifugio dei banditi da parte dei militari, ricavato da un anfratto nascosto con delle frasche posto in una zona impervia caratterizzata dalla fitta vegetazione.

Alle prime ore dell’alba del 10 luglio il capitano Petella diede l’ordine di attaccare la banda. Quello che successe in seguito è riportato dal verbale dei carabinieri, e dal libro dell’anno successivo “Caccia Grossa” del tenete di fanteria Guido Bechi che partecipò all’azione. Opera di successo che suscitò molte polemiche, e gli procurò in seguito non pochi problemi.

A cadere a Morgogliai in una prima fase secondo le fonti sopracitate furono: il latitante di Oniferi Tommaso Virdis colpito a morte dal capitano Petella, il latitante Giacomo Serra-Sanna ucciso dal brigadiere di Borore Cau e il tiratore scelto dei carabinieri Aventino Moretti.

Quest’ultimo nel settembre dell’anno prima aveva colpito a morte il famigerato latitante Giovanni Corbeddu Salis.

In seguito cadde il fante Rosario Amato colpito da Giuseppe Pau ed Elia Serra-Sanna, che subito dopo andarono incontro allo stesso destino.

Infatti quando sembrava che fossero riusciti a forzare l’accerchiamento dei militari, il rumore dei colpi con cui misero fine alla vita del soldato svelò la loro posizione agli altri militari.

Prima cadde l’olianese Pau, colpito da più colpi, e in seguito il più giovane dei fratelli Serra-Sanna. Quest’ultimo sostengono le fonti ucciso da uno sparo e poi caduto in una voragine, anche se si dice scivolato nel burrone mentre tentava la fuga saltando da una roccia ad un’altra.

Rimase gravemente ferito nella “battaglia”, al confine tra il territorio orgolese e olianese, il carabiniere Lorenzo Gasco.

Riuscì a fuggire della banda il solo il latitante olianese Giuseppe Lovicu, che morirà due anni dopo nei pressi del suo paese natio in un altro scontro a fuoco con i carabinieri.

Del conflitto a fuoco di Morgogliai rimangono alcune immagini, gruppi di militari in posa con i corpi freddi dei latitanti mostrati come “fiere” uccise durante una “caccia grossa”.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Nel territorio ogliastrino, più precisamente tra il comune di Osini e quello di Gairo Taquisara, ubicato nella montagna del Taccu, vi è in tutta la sua immensità uno dei siti nuragici meglio conservati di tutta la Sardegna. Parliamo del Nuraghe di Serbissi: tra grotte, tombe dei giganti e tanto altro.

Il complesso nuragico di Serbissi, risalente al XVIII-X a.C., comprende un nuraghe complesso con annesso villaggio, una grotta con due ingressi, due tombe dei giganti e due nuraghi costituiti da una sola torre.
A rendere questo sito più affascinante e suggestivo è la sua struttura maestosa, ancora oggi in ottime condizioni. Il nuraghe è composto da quattro torri: la torre centrale, il mastio, è alta 6,3 metri, mentre le altre tre torri che l’affiancano, sono più piccole. Tutte le torri sono circondate da una cinta muraria.

Intorno alle torri secondarie sono disposte otto capanne di forma circolare. L’accesso alle varie torri avviene da un piccolo cortile.Al di sotto del sito nuragico, sono situate le grotte di Serbissi. Le grotte hanno due entrate: una nel comune di Osini e una nel Comune di Gairo Taquisara, frazione di Gairo Sant’Elena.

Si presume che queste grotte servissero come magazzino per derrate alimentari.Nel fondovalle si trovano due tombe dei giganti. Una è del tipo a filari con stele centinata, oggi purtroppo interrata. L’altra, del tipo a filari di blocchi seguendo la tecnica isodoma, è quasi interamente danneggiata.

Inoltre sono presenti due nuraghi monotorri chiamati Sanu e Orruttu, ubicati nella piana di Troculu, a breve distanza l’uno dall’altro. Insieme a tutti questi lasciti storici dei nostri antenati e le meraviglie che ne conseguono, potrete inoltre ammirare l’incantevole panorama con vista sulla Valle del Pardu.

 

 

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

La foto di oggi è stata scattata da Enzo Ferreri ad Arbatax, al Faro Bellavista.

In questa immagine una promessa d’amore eterno in stile Ponte Milvio.

Invia le tue foto più belle alla mail redazione@vistanet.it ( indicando il nome del fotografo e del luogo immortalato).

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

 

Una storia particolare si nasconde dietro la presenza di tre dipinti della metà del XVII secolo a Seui. Sono degli inediti caravaggisti aventi per soggetto San Cristoforo, San Luca ed una Scena Biblica (L’incontro o il dialogo tra due donne). La tela raffigurante San Cristoforo se non attribuibile direttamente a Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, potrebbe essere opera di un allievo del grande maestro. Il dipinto conservato nella Pinacoteca comunale di Seui è un’eccellente copia del medesimo soggetto conservato al Museo del Prado di Madrid, quest’ultimo firmato dal Ribera e datato 1637.

Il quadro di San Luca trova riferimenti nella bottega di Francesco Fracanzano, uno dei migliori allievi dello Spagnoletto. Mentre la tela raffigurante una probabile scena di un racconto biblico tratto dalla Genesi, sembrerebbe un’opera vicina all’ambiente di Battistello Caracciolo.

L’origine dei tre dipinti realizzati con la tecnica pittorica dell’olio su tela è controversa, sicuramente si può affermare che l’area culturale di appartenenza è quella napoletana. Queste opere pittoriche così importanti e di respiro artistico internazionale, sono arrivate nel centro montano grazie ad una donazione di Luigia Mascia, fatta al Comune di Seui nel 1983. Seuese classe 1918 emigrata giovanissima a Palermo dopo la morte della madre, trova lavoro come Dama di compagnia presso la baronessa Teresa Atenasio di Montededero in Siciliano, che assisterà per più di quaranta anni. Rimase al servizio della famiglia fino alla morte nel 1990 dell’ultimo discendente della casata: il barone Giuseppe, nipote di Teresa Atenasio. Il rapporto umano e di fiducia instaurato tra la nobildonna e Luigia, fu così forte da ricevere in eredità numerosi oggetti e opere d’arte che arredavano la bellissima villa dei baroni.

Nel suo cuore non dimenticò mai il suo paese natio, e volle fare dono di queste tre tele con una dichiarazione scritta di suo pugno, datata 15 luglio 1983, all’allora Sindaco Salvatore Usai. Incaricato del trasporto delle opere a Seui un compaesano, l’allora giovane finanziere Franco Anedda, che all’epoca svolgeva servizio presso il Comando della Guardia di Finanza di Palermo. C’è a questo punto da svelare un fatto: la signora Luigia fece scegliere al compaesano stesso le opere da regalare al Comune di Seui, fra le varie da lei ereditate.

Il giovane finanziere indicò subito il San Cristoforo, in quanto caro ai seuesi a cui è dedicata un’antica chiesa campestre, e soprattutto in ricordo del padre Salvatore obriere della festa, scomparso poco tempo prima. La generosità della signora Luigia si dimostrò anche nei confronti del compaesano, regalandogli altri due dipinti. Sicuramente la tela più importante è il San Cristoforo raffigurante il Santo in primo piano a mezzo busto con un mantello scuro mantenuto con la mano destra, mentre con quella sinistra mantiene un bastone.

Sulla spalla sinistra è presente Gesù bambino, il quale poggia la mano destra sulla testa del santo e sull’altra regge il peso del Mondo. Nei primi anni del 2000 la Giunta comunale guidata da Prof. Giampaolo Desogus, si è impegnata a individuare dei finanziamenti per il restauro dei dipinti, ottenendone uno nel 2008 dalla Regione, e a seguito della pubblicazione di un bando pubblico sono stati affidati i lavori al Laboratorio di restauro Auneddu Mossa di Sassari. Proprio questi inediti caravaggisti hanno attirato in un “blitz” notturno di Vittorio Sgarbi, giunto a Seui per visitare la Pinacoteca comunale, dopo aver partecipato ad un convegno del PSd’Az a Villagrande Strisaili. Il famoso critico d’arte ne ha approfittato per visitare la Galleria comunale e il percorso museale del paese montano.  

Luigia Mascia deceduta nel 2001, sarebbe orgogliosa di come siano stati valorizzati i dipinti donati al suo paese. Chissà se un giorno la tela di San Cristoforo verrà portata alla chiesa omonima nella prima domenica di Giugno in occasione dei festeggiamenti. Un desiderio scritto dalla signora Luigia, nella sua dichiarazione del 1983, se fosse stato possibile, di portarlo in quei luogo abitato dall’antichità e ricco di leggende.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

È forse tra i santi più venerati in Sardegna e questo può essere considerato il periodo dell’anno in cui lo spirito festoso isolano trova la sua maggior espressione. Il 17 gennaio è Sant’Antonio, protettore degli animali e la cui ricorrenza coincide con l’inizio del periodo del Carnevale. Il rito dei fuochi – quest’anno “spenti” dal Covid-19 un po’ ovunque in Sardegna – rappresenta infatti un momento di purificazione e di passaggio. Secondo la tradizione, i falò accesi in occasione della vigilia, ogni 16 gennaio, “divorano” con le loro fiamme ciò che è trascorso durante l’anno e portano alla rinascita della primavera, benché alla stagione manchino ancora diverse settimane.

“Sant’Antoni ‘e su fogu”, un rito purificatore, punto di svolta dell’anno, tanto atteso dalla comunità. Così come le maschere sarde che, nei vari paesi della Sardegna, si riuniscono attorno ai grandi fuochi per scatenarsi in lunghi balli. I nostri nonni usavano dire “is ballus de scarapèzza si pràngint in Carèsima”, a indicare forse come un divertimento eccessivo in questo periodo possa far pagare pegno nel prossimo periodo quaresimale. Chissà. Peccato, comunque, che l’avanzare della corsa del virus rischi di bloccare interamente la festa e i suoi momenti topici. Di certo, comunque, pandemia o no, da adesso inizia il periodo giusto per le grandi abbuffate di zeppole, le squisite “frittelle” simbolo di questa metà dell’inverno.

Una festa, quella di Sant’Antonio, alla quale è legata una ricca simbologia. Il maialino, ad esempio, che nell’iconografia ha accompagnato il santo nella sua discesa negli Inferi. Da lì il furto del fuoco, altro simbolo pregnante, dopo l’inganno ordito ai diavoli, e il dono fatto all’umanità dal Prometeo dei sardi.

Ancora oggi Sant’Antonio è indubbiamente fra le figure più venerate. Protettore delle fanciulle innamorate, era usanza che le ragazze nascondessero sotto il letto le lampade ardenti a sette bracci, richiamo della menorah ebraica. Le lucerne in terracotta, poi, erano presenti nei riti antichi in onore della dea Demetra.

Sant’Antonio, inoltre, è da sempre il protettore degli animali. A Cagliari, per l’occasione, la chiesa di via Manno è sempre stata un pullulare di cani, gatti, cavalli, buoi, pronti a ricevere la consueta benedizione nella caratteristica messa.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Il 17 gennaio 2017, Tortolì e Arbatax imbiancati.

Sono passati cinque anni, ma ancora ci sono due diverse scuole di pensiero sull’evento meteorologico: c’è chi afferma sia stata una nevicata, mentre altri parlano di una grandinata.

Vi mostriamo qualche foto di quella giornata, con alcuni luoghi molto noti, sotto un inconsueto manto bianco.

 

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis