Pozzo sacro nuragico "Is Pirois"

Vi sarà capitato, durante un viaggio sulla Strada Statale 125 poco dopo Tertenia al km 88.400, di notare l’indicazione del pozzo sacro “Is Pirois”.

Noi siamo andati a visitarlo nei giorni scorsi, per voi.

Il manufatto di epoca nuragica, prende il nome dalla località in cui è stato edificato e si trova nel territorio di Villaputzu.

Per arrivarci, dopo aver lascito la  SS 125 e imboccato una strada sterrata, bisogna superare il rio S. Giorgio e continuando a seguire le indicazioni, dopo 300 m. si arriva al parcheggio. Infine un breve tratto a piedi e si è arrivati a destinazione.

Questo pozzo sacro – destinato al culto delle acque – presenta la particolarità di avere sulla sommità un nuraghe monotorre, edificato sulla pseudocupola che chiude la camera del pozzo.

L’atrio è costituito da due paramenti murari composti da blocchi di granito. Dall’ingresso, in cui si denota l’architrave, si accede alla scalinata dalla quale si scende nella camera del pozzo.

“Is Pirois” è alimentato da una sorgente perenne le cui acque sono potabili. Dalle tecniche di costruzione utilizzate, gli esperti collocano il pozzo nuragico nell’Età del Bronzo Medio.

Ovviamente con l’avvento della religione cristiana “Is Pirois” non è stato più utilizzato per il culto delle acque. Anche se testimonianze orali tramandate, raccontano che le popolazioni locali continuarono a praticare alcuni riti antichi nei secoli successivi.

 

 

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Nicole Innocenti è di Tortolì e ha 5 anni, ma ha già affrontato tantissime battaglie insieme ai suoi genitori.

La mamma Nicoletta Todde e il papà Massimo Innocenti, raccontano con orgoglio i progressi della loro piccola combattente.

Nicole è nata il 23 settembre 2016 con un parto cesareo d’urgenza, quando i medici che seguivano Nicoletta si resero conto che la nascitura era in grave sofferenza fetale. La bimba alla nascita pesava appena 810 grammi per 25 centimetri e presentava diverse problemi di salute.

Tubicini, spie dei monitor dei macchinari che la mantenevano in vita, interventi al cuore e complicazioni: il primo anno della bimba è stato una vera e propria lotta per sopravvivere, sorretta dall’amore dei genitori e dalle sue sorelle maggiori.

Quando ha iniziato  ad andare all’asilo e frequentare danza, ha cercato di recuperare tutto il tempo sottratto al divertimento e alla “normalità” di una vita spensierata consona alla sua età.

Purtroppo la sorte non è stata dello stesso avviso, e i problemi non sono finiti. Infatti, dopo alcuni controlli, a Nicole è stata riscontrata un ipoacusia grave e una cardiomiopatia rara che purtroppo ha messo uno momentaneo stop alla sua passione della danza.

In questi ultimi due anni, la pandemia del Covid-19, non ha facilitato la vita della piccola.  Innanzitutto sarebbe molto pericoloso per la sua salute contrarre il virus, visto le patologie pregresse, e in vista dei possibili interventi al cuore e per l’applicazione dell’impianto cocleare per recuperare l’udito.

Nonostante questo Nicole è serena e affronta tutto coraggiosamente, e la mamma afferma: «La nostra vita è cambiata in meglio grazie alla nostra bimba – afferma mamma – valori che non prendevi in considerazione sono stati messi in primo piano e la serenità è la cosa più bella al mondo».

«Purtroppo essere una caregiver è una vera sfida – ci svela Nicoletta – visto che spesso non abbiamo avuto l’aiuto richiesto e si deve lottare per far valere i propri diritti».

«Ma nonostante questo lo rifaremo un milione di volte, il sorriso di Nicole al mattino è tutto quello di cui abbiamo bisogno», conclude con emozione la signora Todde.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Cala Goloritzè - PH nadir sardinia

Ciottoli bianchi, acqua cristallina, un arco che viene da tutti fotografato e postato in ogni dove: stiamo parlando della perla ogliastrina di Cala Goloritzé, situata a nord di Arbatax, dopo Capo Monte Santo a sud del Golfo di Orosei. I fondali trasparenti, i giochi di luci, le perfette atmosfere hanno fatto sì che nel 1995 venisse nominata Monumento Nazionale Italiano.

Cala Goloritzè - PH nadir sardinia

Cala Goloritzè – PH nadir sardinia

Unisce, poiché gli unici due modi per arrivarci sono via acqua e via terra con un percorso di trekking, l’amore per il mare con quello per le escursioni.

Di recentissima introduzione, il numero chiuso: quest’anno, per far fronte all’emergenza Covid-19, possono sostare nel fiore all’occhiello ogliastrino solo 250 persone. Per prenotare, ci si deve appoggiare all’app Heart of Sardinia.

Cala Goloritzè in uno scatto di Simone Sarritzu

Come si raggiunge

Via mare, a nuoto. Sono diverse le opzioni di traghetti – che partono da Cala Gonone o da Santa Maria – presenti in zona. Spesso, grazie a pacchetti specifici, si possono visitare anche altre Cale in un solo giorno. Si può raggiungere anche utilizzando imbarcazioni sprovviste di motore, nei 300 metri prima della battigia. Tutto questo, per salvaguardare la sabbia.

Via terra, tramite un lungo percorso che parte da Baunei. Si devono seguire le indicazioni per Golgo e lasciare l’auto a Su Porteddu (dove va lasciata l’auto). Da qui, si originano vari percorsi, sempre adeguatamente indicati. Con il percorso classico, ci si arriva in un’oretta. La risalita necessità di circa un’ora e mezza.

Cala Goloritzè in uno scatto di Simone Sarritzu

Servizi

Non esistono servizi. La spiaggia è incontaminata.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Non è il frutto della fervida immaginazione di un bimbo, né di un’allucinazione, e non si tratta neppure di un sogno. La “casa dei Puffi”, quella graziosa abitazione, minuscola e tondeggiante, che ha nutrito la fantasia di intere generazioni di piccini, esiste davvero e si trova in Sardegna. A scorgerla, la sensazione è quella di aver finalmente scovato quel fantasioso villaggio, nascosto nella foresta e invisibile all’occhio umano, in cui ogni bambino, nei suoi giochi d’infanzia, ha sempre immaginato di dimorare.

Inutile stropicciarsi gli occhi: quella piccola casetta è reale. Osservandola, pare proprio che da un momento all’altro, dall’uscio di quella minuscola dimora, faccia capolino un esserino blu, vestito in calzamaglia e dal buffo cappello a punta, e che, sorridendo, ci inviti a entrare. In realtà, non siamo stati catapultati a Puffolandia, ma ci troviamo in Gallura, a Tempio Pausania, esattamente ai piedi del Monte Pulchiana, il monolite granitico più grande dell’Isola.

Casa dei Puffi, area Monte Pulchiana, Tempio Pausania – Foto di Marianna Pilo, Fonte www.flicr.com

 

La deliziosa casetta è immersa in uno scenario fiabesco, tra i più belli della Sardegna, dove vegetazione mediterranea e numerose formazioni rocciose, scolpite dal vento e dall’acqua, sono cornice di un dipinto bucolico. Ed è propri lì, in quel paesaggio fatato, che svetta la “casa dei Puffi” – come in molti la chiamano –, una bizzarra abitazione dagli inconfondibili tratti: un tetto liscio e tondeggiante, un piccolo uscio sul davanti e una deliziosa finestrella; manca solo il tipico comignolo fumante. A differenza, però, del celebre cartone animato, la “casa dei Puffi” isolana non è ricavata da un fungo, bensì da una roccia. Si tratta, infatti, di un tafone, una cavità nella roccia, creatasi in seguito a un’erosione atmosfericachiusa artificialmente da blocchi di granito e adibita ad abitazione.

 

 

Casa dei Puffi, area Monte Pulchiana, Tempio Pausania – Fonte www.panoramio.com

tafoni costituiscono un elemento ricorrente del paesaggio sardo: sono tantissimi e alcuni assumono le forme più bizzarre e suggestive. Queste straordinarie cavità ispirano racconti e leggende, e nel remoto passato dell’Isola furono impiegate come luoghi di sepoltura, aree sacre protette da muretti a secco che chiudevano gli ambienti funerari, i cui resti si conservano ancora oggi. Nella storia dell’uomo, però, i tafoni, specie in Sardegna, si sono prestati anche ad usi differenti e non solo per finalità spirituali. In questo specifico caso, il lungo lavorio della natura si è unito al genio dell’uomo che ha sfruttato quella cavità per creare un’incantevole dimora. In dialetto gallurese, il termine impiegato per identificare questo genere di piccole caverne granitiche è “Conca Fraicata”, con cui s’intende, appunto, una grotta naturale creata in un monolite dall’erosione generata dalle acque meteoriche. Anticamente, tali grotte venivano chiuse con blocchi di granito, ricavando, così, un piccolo edificio, spesso impiegato come abitazione dai pastori, o come deposito per derrate alimentari e rifugio per animali. In Gallura se ne trovano diverse e, tra le più conosciute, vi è quella che si trova a Calangianus,all’uscita del paese, sul ciglio sinistro della strada che conduce a Telti.

 

Conca Fraicata, Calangianus – Foto di Roberto Ladu, Fonte www.flicr.com

A differenza di quest’ultima, la “casa dei Puffi” isolana è sita all’interno di un terreno privato, vicino a un ovile, raggiungibile scavalcando un muretto a secco, e si inserisce in un paesaggio granitico, la cui spettacolarità è di ineguagliabile bellezza. Uno spettacolo naturale regalato dallo stesso Monte Pulchiana, un inselberg originatosi dal disfacimento della roccia per un processo di idrolisi, che assume una forma tondeggiante “a panettone” e la cui superficie rocciosa ha un colore giallo-rosato. Ai piedi del monte, si alternano, poi, altri tafoni, tor e cataste di blocchi granitici, creando un’area ricca di fascino e suggestione, resa ancora più magica, o meglio “puffosa”, dalla presenza di questa graziosa casetta.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Pubblicato dal Servizio di Protezione Civile regionale un Avviso di Condizioni Meteorologiche Avverse che sarà in vigore dalla mezzanotte alle 18 di lunedì 7 febbraio 2022

Tale provvedimento è stato adottato per vento e mareggiate.

A partire dalle prime ore della giornata e sino alle 18, sono previsti venti forti da Ovest, Nord-Ovest, localmente di burrasca sulle coste settentrionali della Gallura. I venti forti nelle ore centrali della giornata, interesseranno tutte le coste ad eccezione delle coste sottovento al Gennargentu, le zone interne come Campidano, Nurra e i crinali. Saranno possibili anche mareggiate sulle coste esposte a Ovest Nord-Ovest.

 

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Una foto delle mogli dei devoti di San Salvatore negli anni ’50, che in occasione de “s’ottava” (ottavo e ultimo giorno della festa) preparavano il pranzo (generalmente una favata).

La foto è stata gentilmente inviata da Massimo R. Mulas di Tortolì.

Invia anche tu le foto più belle del passato ogliastrino alla mail redazione@vistanet.it ( indicando la data e il luogo dello scatto).

Le più belle saranno pubblicate nella rubrica “Come Eravamo” del nostro giornale.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Sono molte le storie in varie parti della Sardegna che parlano di uomini definiti “selvatici”.

Figure tra mito e fantasia che in passato si celavano nelle zone più impervie dell’Isola, tra le montagne, in mezzo ai fitti boschi secolari dove vivevano cibandosi di selvaggina e di prodotti naturali.

Secondo la tradizione orale popolare, si vestivano di pelli e si celavano agli uomini che vivevano nei paesi.

Solo ai pastori capitava di scorgerli in rare occasioni. Secondo alcuni sarebbero stati i rappresentanti di una razza umana nata e vissuta nelle campagne, ma molto più semplicemente si trattava di persone comuni che per varie tristi vicende avevano scelto – o erano costretti – quella vita.

In “Limba” queste persone venivano definite “arestes” e i racconti riguardanti le loro storie si fanno risalire a varie epoche, anche a quelle recenti.

Il giornalista Antonangelo Liori, nel suo libro “Demoni, miti e riti della Sardegna” del 1992, menziona uno di questi individui che avrebbe vissuto nelle campagne di Baunei.

Pare che fosse originario di un centro lontano dal paese ogliastrino di almeno cinquanta chilometri – non viene nominato il nome – e che, verso l fine degli anni ’60, si nascondesse alle persone e si arrampicasse agilmente sugli alberi.

Avrebbe vissuto nutrendosi di bacche e rubando qualche capra, e il suo rifugio sarebbero state le grotte.

Il giornalista lo avrebbe conosciuto da vecchio all’inizio degli anni ’80, quando non riusciva più a correre e a saltare come un tempo.

La gente del posto aveva creduto alla sua esistenza quando non poteva più nascondersi. Il suo vestiario consisteva in un vecchio abito di velluto e in pelli di pecora. Non riusciva a parlare, a tutti era sconosciuta la sua storia e come fosse arrivato fino alle campagne di Baunei.

Non era un “arestes” dei racconti tramandati tra generazioni davanti al focolare, ma un povero uomo.

 

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Mahmood e Blanco sono i vincitori della 72° edizione del Festival di Sanremo, hanno incantato pubblico e critica con il bellissimo brano “Brividi”, dominando la kermesse dalla prima puntata.

Grande soddisfazione per la Sardegna, che faceva il tifo per il duetto formato dal cantautore originario di Orosei e l’autore della hit “Mi fai impazzire”.

Il podio del Festival è stato completato da Elisa e Gianni Morandi.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Lo sapevate? In Sardegna vive un piccolo serpente con le zampe.

Non tutti sanno che sull’Isola vive un piccolo sauro provvisto di zampe. Si tratta di un rettile sprovvisto di veleno (come tutte le bisce e i serpenti che si trovano in Sardegna) che, nonostante una terribile leggenda, è del tutto innocuo.

 

Il Gongilo sardo è una sottospecie (Chalcides ocellatus tiligugu) diffusa in Sardegna ma anche in altre zone del Mediterraneo: Sicilia, Pantelleria, Malta, Marocco, Algeria, Tunisia.

Qui da noi è diffuso su tutto il territorio, meno presente invece alle quote più alte.

Si tratta di un piccolo sauro può raggiungere i 30 cm di lunghezza ma difficilmente. in Sardegna raggiunge queste dimensioni.

Ha la palle color azzurro argentato, il colore varia dal rossastro al marrone chiaro o grigio-verde e presenta il disegno ad occhielli sul dorso e sui fianchi. Le parti inferiori sono bianco giallastre.

La testa è piccola, corpo cilindrico, e particolare curioso presenta cinque dita su ciascuna delle zampe, che in realtà poco usate perché si muove serpeggiando.

Si nutre di vermi, insetti e piccoli artropodi mentre a sua volta è preda di uccelli rapaci, volpi e dal biacco, un altro serpente. I forestali di Sardegna Foreste raccomandano di non toccarlo e manipolarlo, non perché sia pericoloso, ma perché si tratta di un animale delicato, che soffre se spostato dal proprio habitat.

Una curiosità che è necessario conoscere: una leggenda metropolitana che è diffusa soprattutto in Sicilia ha portato alla credenza popolare che questo rettile sia attirato dall’odore del latte, entri nelle bocche dei lattanti, soffocandoli, o “rubi il latte” dalle mammelle di ovini e bovini. Solo una leggenda, appunto, perché questo piccolo sauro, come detto, è del tutto innocuo.

(Foto Cristian Mascia).

Perché questa diceria? Il gongilo in Sicilia è conosciuto anche con la denominazione “tirasciatu” (succhiarespiro) tipica della Sicilia, dovuta a questa inquietante leggenda, tramandata da secoli. Un’idea assurda. Il gongilo, come detto, si nutre d’insetti, e i rettili, non possedendo gli enzimi necessari a digerire il galattosio, non mangiano quindi latte e latticini (nonostante le credenze nessun serpente si nutre di latte).

 

 

La coda rappresenta quasi la metà della lunghezza totale, la testa è corta e poco appuntita. La coda è più fine rispetto al resto del corpo e le zampe, non sono adatte alla deambulazione ma servono solo per sorreggere il corpo.
Habitat:
Vive nei luoghi soleggiati e aridi, in prossimità delle spiagge, nelle vigne e nei campi, ma si può trovare anche nei giardini. Spesso si nasconde nelle fessure delle rocce o nei buchi sul terreno, ma può agevolmente scavare nella sabbia soffice o tra la vegetazione. Trascorre l’inverno, da novembre a marzo, nel sottosuolo o sotto grandi massi.

Si tratta di una specie ovovivipara, un tipo di riproduzione in cui le uova sono incubate e si schiudono nell’organismo materno. La femmina “partorisce” da 3 a 10 piccoli per volta, lunghi 4 cm e indipendenti.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

 

Tante volte si parla di tradizioni sarde che vanno a morire nelle mani delle nuove generazioni. O, peggio ancora, da queste vengono proprio ignorate. C’è chi invece le arti dei nostri nonni ancora oggi le coltiva e già dalla tenera età.

A Lula scuola e campagna per il piccolo Giampietro Porcu, sette anni, con l’amore per la pastorizia. Quella vera, sarda, fatta di lavoro quotidiano e tanta passione per la natura. Così, dopo la scuola e i compiti per casa, ecco che il bimbo accompagna papà Patrizio nell’affascinante mondo agreste, imparando a poco a poco i segreti del mestiere. E dal contatto con le sue pecorelle non c’è solo un possibile lavoro per l’età adulta, ma anche dei valori per la vita.

Tradizioni e valori importanti trasmessi quotidianamente, acquisiti immersi nella natura. Lo sa bene Katia, titolare di un’impresa agricola a Lula, con terreni e circa ottanta pecore, e mamma a tempo pieno. “Portiamo i nostri figli con noi, in campagna, per svagarsi, cambiare aria, staccarsi un po’ dalla routine domestica. E qui imparano la vita e le arti della vita del pastore”. Sette anni per Giampietro, seconda elementare in corso e neonato interesse per il calcio, giocato nella Bittese. “Gli piace tanto studiare e fare i compiti. Poi, di pomeriggio, con il padre va in campagna, sua grande grande passione”.

Dai banchi di scuola alla natura, a contatto con il mondo animale. E Giampietro impara divertendosi, mungendo le pecore e aiutando il padre nella transumanza, così come nella piccole mansioni della pastorizia. “Lui, poi, ha le sue pecore preferite e nonostante siano tante è capace di riconoscerle. E gli piace prendersene cura. Prima ha iniziato il fratello Silvio, 15enne, e ora lui. E ora insieme talvolta fanno a gara a chi ne munge di più”.

Per Patrizio e Katia, oltre alla pastorizia e alle tradizioni, lo studio e la scuola sono importantissimi. “Noi vorremmo che imparasse tutto di questo lavoro e che da grande si laureasse. Magari in Veterinaria o in Agraria, avendo così un quadro completo di tutte le competenze di questo settore”.

Antichi saperi nelle piccole mani di Giampietro, e non lo Smartphone, a differenza di molti suoi coetanei. Anche se, come racconta la mamma, a casa qualche partita alla “Play” non manca mai nel tempo libero. Tutto nelle giuste dosi. “È capitato che con noi venissero anche degli amichetti. E si divertono tutti quanti insieme, tanto che qualcuno di loro quasi non vuole andare via”.

Scuola, compiti, calcio e campagna per Giampietro. E tradizioni da portare avanti, per la gioia dei nonni. “L’anno prossimo pensiamo di fargli seguire un corso di organetto. Se ai bambini le cose non le si insegna da subito, queste si perdono. Anche con la lingua sarda, ad esempio: mio figlio la parla sempre con il padre”.

Ma nel lavoro con le pecore, quotidiano e senza ferie, non c’è solo un mestiere da imparare per Giampietro. A contatto con la natura e gli animali ci sono valori fondamentali per la vita, forse difficili da conoscere per un bimbo di città. Gli esseri viventi, infatti, nascono, crescono, si riproducono, muoiono. È il ciclo della vita, difficile da spiegare a un bambino di sette anni, forse meno arduo farglielo vedere nel mondo agreste. “Io credo che chi cresce così, a contatto con la natura, sia più sensibile da grande. E certo anche più rispettoso nei confronti del prossimo”.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis